Salute globale

Strategie contro l’antimicrobicoresistenza: ricerca e formazione

Il Biotecnopolo di Siena promuove un approccio multidisciplinare per affrontare l'antimicrobicoresistenza.

Strategie contro l’antimicrobicoresistenza: ricerca e formazione

L’antimicrobicoresistenza rappresenta una delle principali minacce per la salute globale e, come sottolineato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è una vera e propria “pandemia silente”. Questa sfida coinvolge salute pubblica, ricerca, sostenibilità dei sistemi sanitari e capacità di risposta alle emergenze, richiedendo un approccio sempre più multidisciplinare.

Questo messaggio è stato portato dalla Fondazione Biotecnopolo di Siena durante l’iniziativa “Casa Italia – ICAP 2026”, promossa dalla Casa del Made in Italy di Firenze del Ministero delle Imprese e del Made in Italy nell’ambito dell’International Congress of Applied Psychology. Nel panel dedicato a “Farmaceutica e Scienze della Vita”, Annalisa Santucci, Vicepresidente della Fondazione e docente dell’Università di Siena, ha evidenziato l’importanza di affrontare l’antimicrobicoresistenza attraverso una visione integrata, in linea con il paradigma One Health, che collega salute umana, animale e ambiente.

“L’antimicrobicoresistenza è una delle sfide più complesse del nostro tempo. Non riguarda soltanto la microbiologia o la pratica clinica, ma coinvolge la salute umana, quella animale, l’ambiente e, più in generale, l’intera società”, ha dichiarato la Prof. Santucci. Ha anche richiamato i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sottolineando come la diffusione dei microrganismi resistenti rappresenti una minaccia crescente per la salute pubblica, destinata a diventare sempre più rilevante nei prossimi decenni se non affrontata con ricerca, prevenzione e sorveglianza.

La Vicepresidente ha poi evidenziato che una sfida di tale portata non può essere affrontata da una singola disciplina, ma richiede un modello di collaborazione che integri competenze scientifiche diverse. “Problemi così complessi non possono essere affrontati per compartimenti separati. Servono microbiologi, medici, biologi, chimici, farmacologi, esperti di sanità pubblica, tecnologie e scienze sociali. È dall’incontro tra questi saperi che possono nascere le soluzioni innovative di cui abbiamo bisogno”, ha aggiunto.

Durante il suo intervento, Santucci ha ribadito l’importanza della preparedness, ovvero la capacità di costruire conoscenze, reti scientifiche e strumenti di prevenzione prima che le emergenze si manifestino. Prepararsi significa investire nella ricerca, nella prevenzione e nella capacità di monitorare i fenomeni emergenti, creando un ecosistema in cui competenze diverse possano lavorare insieme per rafforzare la sicurezza sanitaria e rendere il Paese più pronto ad affrontare le sfide future.

Un altro punto cruciale trattato è stato quello della formazione, considerata una leva strategica per consolidare nel tempo la capacità del sistema di ricerca di rispondere alle grandi sfide della salute globale. “La multidisciplinarità non nasce spontaneamente: si costruisce fin dai percorsi di alta formazione. È lì che i giovani ricercatori imparano a confrontarsi con discipline diverse, a condividere conoscenze e a sviluppare quella cultura della collaborazione che oggi rappresenta una condizione indispensabile per affrontare la complessità”, ha concluso Santucci.