Si è svolta presso la sede della Camera di Commercio di Siena l’assemblea dei soci del Consorzio di Tutela della Cinta Senese DOP. L’incontro è stato convocato per fare il punto sui due anni di attività legati all’emergenza della Peste Suina Africana e per approvare un documento di richieste da sottoporre al Commissario straordinario regionale Giorgio Briganti, presente insieme al direttore generale Agricoltura e Sviluppo Rurale della Regione Toscana Gennaro Giliberti, al segretario generale della Camera di Commercio di Arezzo-Siena Mario Del Secco e ai rappresentanti tecnici di ANAS e dell’Università di Firenze.
Il rischio per la razza
Secondo il Consorzio, la Cinta Senese è tra le filiere più esposte all’epidemia perché si tratta di una razza caratterizzata da una base genetica ristretta e allevata quasi ovunque allo stato semibrado, in aree dove è elevata la presenza di cinghiali. Gli abbattimenti avrebbero ormai raggiunto una quota prossima al 10% degli effettivi, incidendo su un patrimonio genetico costruito in circa cinquant’anni di lavoro pubblico e privato. L’organizzazione ricorda inoltre che la PSA riguarda esclusivamente suini e cinghiali e non comporta rischi per la salute umana.
Negli ultimi due anni il Consorzio ha operato su tre direttrici. La prima riguarda la conservazione del patrimonio genetico attraverso progetti ex situ nelle isole di Gorgona, Porto Azzurro e Pianosa, oltre all’ipotesi di un centro a Mugliano, in provincia di Arezzo. La seconda è il confronto con la Regione Toscana, che ha portato alla creazione di una cabina di regia regionale. La terza consiste nella formazione di una coalizione nazionale di quindici organizzazioni, tra cui Slow Food Italia, FederBio, AssoBio, Legambiente e le sigle regionali AIAB, che ha presentato una lettera al Commissario straordinario del Governo Giovanni Filippini.
Briganti ha evidenziato il lavoro della cabina di regia per contenere la diffusione della PSA e tutelare il patrimonio suinicolo e la filiera regionale. Il commissario ha indicato la Cinta Senese come un valore rilevante per la Toscana, sottolineando la necessità di proteggerla attraverso le misure di contrasto all’emergenza.
Le richieste alla Regione
Il documento approvato dall’assemblea individua tre ambiti prioritari. Sul fronte degli indennizzi, il Consorzio chiede una commissione regionale di stima che superi le tabelle nazionali standard e utilizzi come riferimento i prezzi dei bollettini delle Camere di Commercio di Siena e Arezzo. La richiesta comprende il riconoscimento separato del valore genetico dei riproduttori iscritti al Libro Genealogico, del mancato reddito pluriennale e dei danni indiretti, questi ultimi fermi al 31 ottobre 2024. Vengono inoltre sollecitati tempi definiti per acconti e liquidazioni.
Per la biosicurezza e le regole operative, l’organizzazione chiede lo sblocco degli aiuti sospesi e criteri proporzionati alle caratteristiche degli allevamenti estensivi e semibradi, distinti da quelli intensivi. Tra le proposte figura anche la revisione del raggio di tre chilometri previsto dall’Ordinanza commissariale n. 4/2026, con una valutazione caso per caso del rischio. Il Consorzio sollecita inoltre almeno un macello idoneo alla DOP in ogni provincia toscana e il pieno riconoscimento dei ristori destinati agli allevamenti biologici certificati.
Sul piano genetico viene chiesto il riconoscimento di uno o più centri in Toscana, con priorità per la soluzione individuata a Mugliano, nell’Aretino, e la designazione di un unico soggetto responsabile. I precedenti tentativi nelle isole si sarebbero fermati per ostacoli amministrativi. Il documento propone anche di sostenere la raccolta e la conservazione del materiale seminale dei verri iscritti e di confermare il modello semibrado come riferimento ordinario della razza, relegando la conservazione ex situ a misura temporanea.
Il presidente del Consorzio Nicolò Savigni ha richiamato il rischio che, insieme alla razza, vadano perduti anche gli allevatori, considerati i custodi del lavoro alla base della denominazione. Massimo Guasconi, presidente della Camera di Commercio di Arezzo-Siena e di Unioncamere Toscana, ha confermato il sostegno dell’ente alle richieste, indicando negli interventi proposti una condizione per la tenuta economica delle imprese e la salvaguardia del patrimonio genetico e agroalimentare toscano.