Lettura pittorica

Svelato il drappellone di Theodora Axente per il Palio

L'Assunta domina la tela tra atmosfere oscure, figure femminili e richiami preraffaelliti

Svelato il drappellone di Theodora Axente per il Palio

Non sono mancati gli applausi alla presentazione del drappellone di Theodora Axente, realizzato per la Carriera del 16 agosto. Al centro dell’opera c’è l’Assunta, inserita in una composizione che unisce riferimenti alla tradizione senese e una ricerca figurativa di forte impronta contemporanea.

Prima ancora di soffermarsi sulla tela, l’attenzione si è concentrata sulla reazione dell’artista davanti al pubblico. Axente è apparsa emozionata e un po’ nervosa, con lo sguardo spesso rivolto verso il basso. Il suo lavoro, invece, si presenta come una scelta netta, capace di allontanarsi dalle rappresentazioni più consuete senza rinunciare al legame con il rito del Palio.

Un cielo scuro sopra la città

Nel racconto pittorico della drappellone, un cielo senza stelle domina la scena e sembra staccarsi dallo skyline di Siena. La Porta Camollia diventa il punto attraverso cui questa dimensione scura e tenebrosa entra nel paesaggio cittadino. Più in basso, lo sguardo incontra un cerchio di donne legate alle contrade, accostate a un antico rituale.

La disposizione delle figure può suggerire una danza oppure un’attesa, senza però offrire una chiave di lettura definitiva. È proprio questa ambiguità a rendere l’immagine inquieta e aperta a interpretazioni diverse. L’Assunta si colloca al centro di una modernità fatta di colori puri e contorni rigidi, con una severità che richiama in parte l’estetica gotica.

Tra suggestioni preraffaellite e tradizione

L’opera conserva anche un marcato richiamo alla sensibilità preraffaellita, riconoscibile nella fedeltà alla natura, nella visione nitida della realtà e nell’uso di colori vividi. La figura della Vergine, che a un primo sguardo può apparire androgina, si inserisce in una composizione dominata da presenze femminili dalla sensualità enigmatica.

Accanto all’Assunta compaiono due grandi figure bellicose, che ne accompagnano il percorso nella scena. Sullo sfondo, oltre Palazzo Diavoli, si intravedono riferimenti alle truppe papali e fiorentine. Il risultato è un drappellone attraversato da una tensione costante: una parte più scura e simbolica dialoga con una zona maggiormente descrittiva, in un contrasto di bianco e nero che riflette la volontà dell’artista di confrontarsi con la tradizione senza perdere la propria identità.

Per il curatore d’arte Riccardo Freddo, l’opera rappresenta una luce capace di custodire la memoria della città, illuminare il presente e accompagnarne il futuro. Una luce che, secondo la sua lettura, nasce dallo stupore dell’infanzia, cresce nella pittura di Axente e torna a manifestarsi nel rapporto con la tradizione simbolica senese.