Un nuovo studio dell’Università di Siena contribuisce a chiarire i meccanismi biologici coinvolti nella percezione del dolore. La ricerca, condotta da un gruppo multidisciplinare dell’ateneo senese, sarà pubblicata sulla rivista scientifica Cell Communication and Signaling di Springer Nature e prende avvio dall’analisi della sindrome Marsili, una rara condizione genetica caratterizzata da insensibilità al dolore.
Le vescicole e la comunicazione tra cellule
Nel lavoro sono state esaminate piccole vescicole rilasciate dalle cellule, note come sEV, che partecipano alla comunicazione intercellulare. Le strutture sono state isolate da soggetti con sindrome Marsili e da soggetti di controllo, quindi caratterizzate e utilizzate in esperimenti in vitro su cellule neuronali sensoriali.
I risultati hanno mostrato che le vescicole provenienti da persone con la sindrome sono in grado di modulare l’eccitabilità e la risposta delle cellule neuronali. L’azione osservata interessa alcuni meccanismi molecolari e funzionali coinvolti nell’attività dei neuroni, offrendo nuovi elementi per approfondire il possibile ruolo della comunicazione tra cellule nella modulazione della risposta dolorosa.
Il lavoro del gruppo senese
La ricerca ha coinvolto diversi gruppi dell’Università di Siena. Al progetto hanno partecipato Sofia Passaponti e Ilenia Casini del Dipartimento di Scienze mediche, chirurgiche e neuroscienze; Francesca Ietta, Leonardo Ermini e Mariangela Gentile del Dipartimento di Scienze della Vita; Lorenza Trabalzini, Federica Finetti e Clizia Bernardi del Dipartimento di Biotecnologie, chimica e farmacia.
Ha preso parte allo studio anche Letizia Marsili, docente del Dipartimento di Scienze fisiche, della terra e dell’ambiente. La denominazione della sindrome deriva proprio dalla sua famiglia: dall’analisi del nucleo familiare è stata individuata una mutazione genetica associata all’insensibilità al dolore. Responsabile del gruppo di ricerca è Anna Maria Aloisi, del Dipartimento di Scienze mediche, chirurgiche e neuroscienze. Secondo la docente, il lavoro rappresenta un contributo alla comprensione dei processi alla base della percezione dolorosa e dei meccanismi fisiologici che ne regolano la risposta.