Una rete ferroviaria efficiente e collegamenti rapidi con snodi come Firenze e Roma vengono indicati come fattori strategici per lo sviluppo di Siena e del suo territorio. È questa la premessa da cui parte l’intervento di Novello Machiarelli, dedicato alle condizioni della mobilità su ferro e alle responsabilità politiche che, secondo l’autore, non possono essere ignorate.
Nel testo si sottolinea che tempi di percorrenza più brevi favorirebbero l’accesso ai mercati e la competitività delle imprese, permettendo di raggiungere più rapidamente clienti, fornitori e partner. L’alta velocità e un’offerta ferroviaria adeguata, sostiene Machiarelli, potrebbero inoltre incrementare i flussi turistici, con una crescita indicata tra il 20 e il 50 per cento, oltre a facilitare la circolazione delle competenze e a contenere la fuga dei giovani e dei lavoratori specializzati.
Le ricadute sul territorio
Secondo l’analisi proposta, trasferire una quota maggiore della mobilità dalla strada alla ferrovia avrebbe effetti positivi anche sul piano ambientale e della sicurezza, riducendo le emissioni e gli incidenti. Città meglio collegate potrebbero inoltre riqualificare più facilmente le aree urbane e sostenere la crescita del valore immobiliare. Al contrario, l’assenza di collegamenti moderni restringerebbe il bacino di riferimento delle imprese, scoraggerebbe un turismo qualificato e renderebbe più difficile lo sviluppo di poli formativi e universitari.
Da queste considerazioni nasce il richiamo alla necessità di dotare Siena di infrastrutture ferroviarie adeguate. Il passaggio centrale riguarda il raddoppio della linea tra Siena e Poggibonsi, indicato come il principale nodo ancora irrisolto. L’articolo ricorda che nel 1999 un accordo di programma tra Provincia, Comune di Siena, Regione Toscana e Ministero dei Trasporti portò a interventi strutturali sulla tratta da Poggibonsi verso Empoli, senza però realizzare il raddoppio del collegamento con Siena.
Le responsabilità politiche
La ricostruzione proposta attribuisce alla sinistra il governo della Regione Toscana dal 1970 e ricorda la presenza di esponenti del centrosinistra tra i parlamentari eletti nel territorio senese nel corso dei decenni. Negli anni successivi, prosegue il testo, lo sviluppo ferroviario senese sarebbe stato inserito tra le priorità della programmazione regionale, senza tradursi in cantieri finanziati per l’ammodernamento della linea.
Secondo Machiarelli, gli investimenti dei governi regionali e nazionali si sono concentrati soprattutto sull’alta velocità tra Firenze e Roma, mentre la linea trasversale Empoli-Siena-Chiusi sarebbe stata trascurata. La conseguenza indicata è che Siena è rimasta l’unico capoluogo toscano servito da un solo binario, con tempi di percorrenza e condizioni di sicurezza ritenuti inferiori rispetto ad altre città.
L’autore cita infine le recenti denunce sui ritardi avanzate dal consigliere regionale Simone Bezzini e dal senatore Silvio Franceschelli, interpretandole come una forma di autocritica da parte del centrosinistra. Nel mirino finiscono anche le scelte di programmazione regionale, compresi gli investimenti destinati alla tranvia di Firenze, e la mancanza di un’azione comune sulla localizzazione della stazione dell’alta velocità, con il confronto tra Rigutino e Creti-Farneta. La conclusione dell’intervento è un appello a non rimuovere le responsabilità politiche maturate nel tempo.