Infrastrutture

Siena e il ritardo storico sulla rete ferroviaria

Nel mirino scelte regionali e nazionali, dagli accordi del 1999 alle opere mai trasformate in cantieri.

Siena e il ritardo storico sulla rete ferroviaria

Una rete ferroviaria efficiente e tempi di percorrenza contenuti verso snodi come Firenze e Roma rappresentano, secondo l’analisi proposta, un fattore strategico per lo sviluppo del territorio senese. Collegamenti più rapidi inciderebbero sull’accesso ai mercati, sulla competitività delle imprese e sulla possibilità di raggiungere clienti, fornitori e partner riducendo tempi e costi.

Il trasporto su ferro viene inoltre indicato come uno strumento per sostenere i flussi turistici, favorire la circolazione delle competenze e contrastare la fuga di lavoratori e giovani. Una maggiore efficienza del sistema ferroviario potrebbe contribuire anche a ridurre le emissioni e gli incidenti legati alla mobilità su strada, con ricadute sulla salute pubblica e sulla spesa sociale. Le città meglio collegate, si sostiene, hanno inoltre maggiori possibilità di riqualificare le aree urbane e di valorizzare il patrimonio immobiliare.

Il nodo della linea senese

Da queste premesse prende le mosse la richiesta di dotare Siena e il suo territorio di collegamenti adeguati a esigenze considerate non più rinviabili. Nel testo si evidenzia che l’assenza di infrastrutture ferroviarie moderne restringe il bacino di riferimento delle imprese, riduce le opportunità per un turismo di qualità e rende più difficile lo sviluppo di poli formativi e universitari, anche nel settore della convegnistica.

L’autore collega quindi il tema delle infrastrutture alle responsabilità politiche maturate nel tempo. La Regione Toscana, viene ricordato, è governata ininterrottamente dalla sinistra dal 1970. Nel corso dei decenni, le forze di centrosinistra hanno espresso numerosi parlamentari nei collegi e nelle circoscrizioni legate al territorio senese, un elemento richiamato per sottolineare il peso politico potenzialmente esercitabile sulle scelte ferroviarie.

Un passaggio centrale riguarda l’accordo di programma del 1999, sottoscritto da Provincia, Comune di Siena, Regione Toscana e Ministero dei Trasporti. L’intesa portò a interventi di miglioramento sulla tratta da Poggibonsi verso Empoli, ma non al raddoppio della linea Siena-Poggibonsi, indicato come il principale nodo ancora irrisolto.

Priorità annunciate e lavori non partiti

Negli anni successivi, sostiene il testo, il centrosinistra regionale inserì il potenziamento della ferrovia senese tra le priorità della programmazione, senza però tradurre gli obiettivi in cantieri finanziati. Le risorse e l’attenzione dei governi regionali e nazionali si sarebbero concentrate soprattutto sull’alta velocità tra Firenze e Roma, mentre la linea trasversale Empoli-Siena-Chiusi sarebbe rimasta ai margini degli investimenti.

Il risultato, secondo l’autore, è che Siena resta l’unico capoluogo toscano servito da un solo binario, con tempi di percorrenza e condizioni di sicurezza ritenuti inferiori rispetto a quelli di altre città. In questo quadro vengono citate le recenti denunce sui ritardi avanzate dal consigliere regionale Simone Bezzini e dal senatore Silvio Franceschelli, interpretate nel testo come una sorta di autocritica da parte di esponenti di forze che hanno governato il territorio per anni.

La critica si estende alle decisioni di programmazione regionale, che avrebbero privilegiato opere come la tranvia fiorentina, e alla presunta assenza di un’azione più incisiva nei confronti dei governi nazionali e di RFI. Viene inoltre richiamata la divisione del centrosinistra toscano sull’individuazione della sede dell’alta velocità, con posizioni diverse tra Rigutino e Creti-Farneta. La conclusione è un richiamo alla memoria delle scelte compiute e alla necessità di non separare le attuali richieste di intervento dalle responsabilità politiche del passato.