Contesa finanziaria

Mps-Intesa, il Consiglio: l’offerta resta da valutare

Gli azionisti senesi dovranno ponderare due strategie, tra crescita autonoma e integrazione nel gruppo concorrente

Mps-Intesa, il Consiglio: l’offerta resta da valutare

La partita tra Banca Mps e Intesa Sanpaolo sull’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria non è ancora conclusa. Il Consiglio di amministrazione dell’istituto senese, riunito sotto la presidenza di Cesare Bisoni a mercati chiusi il 12 ottobre 2026, ha esaminato il comunicato diffuso da Intesa il 3 ottobre e ha evidenziato le principali differenze tra i due progetti industriali in campo.

Secondo il vertice di Mps, il piano della banca prevede una crescita autonoma attraverso l’integrazione di attività complementari e le operazioni su Banco Bpm e Banca Generali, mentre la proposta di Intesa sarebbe caratterizzata da una successiva separazione e redistribuzione di parti dell’istituto tra diversi operatori. Il Consiglio ha quindi sottolineato la necessità di valutare l’offerta considerando non soltanto il prezzo, ma anche le prospettive future della banca e i possibili benefici derivanti dalle diverse strategie.

Il valore del corrispettivo

Il documento del Cda ricorda che il valore iniziale dell’offerta era pari a 1 euro per azione Mps e che il successivo adeguamento lo ha portato a 1,25 euro. Sulla base del prezzo ufficiale delle azioni Intesa Sanpaolo del 5 giugno 2026, utilizzato dall’offerente, il corrispettivo esprime una valorizzazione di 10,341 euro per azione Mps e un premio del 15,3% rispetto alla quotazione registrata in quella data.

Il premio, osserva il Consiglio, resta tuttavia inferiore a quello medio delle offerte pubbliche volontarie comparabili nel settore bancario italiano, indicato in circa il 30%. Per valutare l’adeguatezza della proposta, secondo Mps, occorre tenere conto anche del cambio di controllo, dei vantaggi economici legati all’integrazione, della solidità del piano industriale autonomo e della capacità della banca di creare valore per gli azionisti nel tempo.

L’operazione prevede prevalentemente un corrispettivo in azioni Intesa, con una componente in denaro. Qualora Intesa distribuisse dividendi prima della conclusione dell’acquisizione, il valore delle azioni potrebbe diminuire in misura analoga al dividendo. L’impegno ad adeguare il rapporto di cambio servirebbe, in questo caso, a compensare la riduzione e non costituirebbe, secondo il Cda senese, un beneficio aggiuntivo per gli azionisti Mps.

Due strategie a confronto

Nel caso di adesione totalitaria, gli azionisti Mps riceverebbero soprattutto titoli Intesa e arriverebbero a detenere complessivamente circa il 21,6% della nuova Intesa. Resterebbero quindi esposti all’andamento futuro del gruppo, senza incassare interamente in contanti il valore dell’operazione. Il Consiglio ha inoltre richiamato il rendimento complessivo dei due titoli negli ultimi anni: circa il 467% per Mps contro il 226% per Intesa.

Gli azionisti sono chiamati a esprimersi su operazioni strategiche mentre non è ancora disponibile il Documento di offerta definitivo di Intesa e prima della valutazione ufficiale del Cda di Mps. La proposta resta inoltre subordinata alle autorizzazioni delle autorità competenti, compresa l’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Il progetto delineato da Mps punta alla costruzione di un gruppo più grande e diversificato, attivo nella banca commerciale, nell’investment banking, nel private banking, nel wealth management e nell’advisory. L’acquisizione di Mediobanca viene indicata come il primo passaggio, mentre Banco Bpm e Banca Generali contribuirebbero al rafforzamento del gruppo.

Il progetto di Intesa prevede invece l’incorporazione di una parte di Mps insieme a Mediobanca e il trasferimento di un’altra parte, comprensiva del marchio e di circa metà della rete di filiali, a Unipol per una successiva integrazione con Bper. Per questo, secondo il Consiglio riunito a Rocca Salimbeni, il futuro dell’istituto dipenderà in misura decisiva dalle scelte degli azionisti.