È il giorno in cui i soci di Banca Monte dei Paschi di Siena sono chiamati a esprimersi sul piano dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, elaborato in risposta all’Opas di Intesa Sanpaolo, e sulla fusione con Mediobanca. L’assemblea può segnare una svolta per l’istituto e per il rapporto tra la banca e la città, legame che affonda le sue radici nel 1472.
Il marchio Mps dovrebbe rimanere nella prima fase, ma restano da definire tempi, modalità e conseguenze dell’operazione. Intesa Sanpaolo ha fornito rassicurazioni sul futuro dell’istituto e del territorio, mentre il via libera della Bce ha rafforzato la posizione del gruppo. Sul percorso pesano però anche i rilievi dell’Antitrust e il ruolo di Unipol, indicata come uno degli attori destinati a incidere sugli assetti futuri.
Il nodo dell’occupazione
La questione centrale riguarda la distribuzione delle funzioni e delle fabbriche prodotto, con possibili effetti diretti sui livelli occupazionali di Siena. Oggi sono circa 1.800 le persone che lavorano direttamente in città per Mps, generando un volume significativo di redditi e un indotto altrettanto rilevante. Per il territorio, dunque, il confronto non riguarda soltanto il valore simbolico dell’insegna, ma anche la prospettiva concreta di mantenere attività e posti di lavoro.
Negli ultimi giorni il dibattito si è concentrato anche sulla posizione della Fondazione Mps, considerata da alcuni un elemento decisivo della partita. Il suo orientamento, tuttavia, non dovrebbe modificare l’esito complessivo dell’assemblea. Il confronto ha comunque evidenziato divisioni tra chi ha scelto di avviare un dialogo preventivo con i possibili nuovi proprietari e chi continua a sostenere il piano Lovaglio, considerandolo uno strumento per evitare lo smembramento dell’istituto.
Le posizioni in assemblea
Secondo il quadro delineato alla vigilia, molti piccoli azionisti interverranno a sostegno del piano dell’amministratore delegato. I grandi soci dovrebbero invece confermare le posizioni già annunciate e votare contro, anche se resta qualche incognita in più sul progetto di fusione con Mediobanca. All’esterno della sede di viale Mazzini sono previste iniziative di sindacati confederali, esponenti politici e istituzionali e cittadini, mobilitati per difendere il rapporto tra Mps e il territorio.
Intanto, secondo quanto ricostruito, è già stata tracciata una possibile strada per trasferire una parte consistente di Banca Mps nell’orbita di Unipol e quindi di Bper. Le rassicurazioni espresse attraverso la stampa e nei colloqui informali dovranno ora tradursi in impegni formali e atti concreti. Da questi passaggi dipenderà il futuro della banca e la tenuta del suo ruolo economico a Siena, mentre l’assemblea è chiamata a scrivere un nuovo capitolo della storia iniziata 554 anni fa.