Palcoscenico senese

Mellone porta ai Rozzi una riflessione sull’amore

La serata ha aperto informalmente il nuovo cartellone con un monologo tra citazioni, musica e osservazioni sui rapporti contemporanei

Mellone porta ai Rozzi una riflessione sull’amore

Trentun anni di percorso professionale, dal giornalismo alla scrittura, dalla televisione al teatro, sono confluiti sul palco dei Teatri di Siena. Protagonista della serata è stato Mellone, oggi direttore dei daytime di Rai 1, arrivato al Teatro dei Rozzi con Ripetizioni d’amore. Ditemi se ho capito bene, spettacolo costruito come una conferenza sentimentale sul significato mutevole delle relazioni.

L’appuntamento ha inaugurato di fatto la nuova stagione dei teatri senesi, anche se l’avvio ufficiale del cartellone è fissato per il 23 ottobre al Teatro dei Rinnovati con La Bella e la Bestia. Ad accogliere il pubblico ai Rozzi è stato Vincenzo Bocciarelli, nella veste di padrone di casa e anfitrione della serata. L’iniziativa ha offerto una prima indicazione sull’impostazione della stagione, orientata a favorire il rapporto diretto con spettatori e sensibilità differenti.

Una lezione aperta sui legami

Con la regia di Raffaello Fusaro, il lavoro si sviluppa in circa due ore attraverso monologo, citazioni, canzoni e sollecitazioni rivolte alla platea. La formula delle ripetizioni nasce dall’idea di un uomo nel mezzo della vita che torna a studiare ciò che dovrebbe apparire naturale, ma che nel presente si mostra spesso confuso, logorato e ridotto a formule. Mellone affronta il tema da osservatore coinvolto, senza proporsi come moralista o come esperto, mettendo in discussione anche la propria esperienza.

L’impianto registico asseconda la natura ibrida dello spettacolo, sospeso tra racconto, riflessione, autoironia e polemica. La struttura non segue una progressione drammaturgica tradizionale, ma procede per accumulo di episodi, dati, battute e soste attorno agli stessi interrogativi. Il rischio di una conferenza confezionata emerge in alcuni passaggi, ma viene attenuato dalla presenza scenica dell’autore e da una scrittura capace di alternare leggerezza e osservazione.

Il sottotitolo, Ditemi se ho capito bene, rappresenta la chiave del lavoro. In scena non vengono distribuite verità definitive: viene piuttosto costruita un’aula provvisoria nella quale il primo a mettersi in discussione è lo stesso protagonista. Il testo attraversa la letteratura, la scienza e la canzone, soffermandosi sui cambiamenti nei rapporti di coppia, sull’influenza dei social e sulla fragilità relazionale di una generazione cresciuta in un contesto analogico e poi entrata nell’età adulta digitale.

Tra musica e cambiamenti sociali

Una parte rilevante del ragionamento riguarda la Generazione X, descritta come sospesa tra un ordine sentimentale ormai consumato e un presente più fluido, ma anche più instabile. La lettura in alcuni momenti semplifica la complessità del tema, pur intercettando un disagio diffuso. Più esposto al dissenso è il passaggio dedicato al politicamente corretto e alla cosiddetta deriva woke: l’autore individua automatismi e conformismi nel linguaggio pubblico, ma in alcuni tratti il discorso risulta più assertivo che analitico.

La musica non svolge una funzione di semplice intermezzo, ma diventa una seconda voce del racconto. Sul palco suonano Salvatore Russo alla chitarra, Francesco Longo alla fisarmonica, Giuseppe Fornaro al sax, Pierluigi Balducci al basso e Dominique Antonacci alla batteria. La band accompagna i testi e le musiche firmati da Mellone, contribuendo a dare ritmo e varietà a una rappresentazione costruita per passaggi e cambi di registro.

Al termine sono arrivati applausi convinti. Bocciarelli ha consegnato i fiori a Mellone, chiudendo una serata che ha aperto informalmente il percorso dei teatri senesi con uno spettacolo accessibile, ma non privo di spunti critici. Una maggiore sintesi avrebbe potuto rendere più compatto il testo, ma il lavoro mantiene l’obiettivo di coinvolgere direttamente il pubblico sui temi affrontati.