Numeri e scenari

L’operazione su Mps espone il territorio a rischi occupazionali

La Camera di commercio valuta conseguenze per addetti, filiali e aziende collegate fino a 200 milioni di euro.

L’operazione su Mps espone il territorio a rischi occupazionali

L’eventuale acquisizione o integrazione di Mps avrebbe un impatto definito di rilevanza sistemica per la provincia di Siena. A sostenerlo è Massimo Guasconi, presidente della Camera di commercio, secondo cui le conseguenze dell’operazione supererebbero ampiamente i confini locali, assumendo una dimensione regionale e nazionale.

Nel quadro delineato da Guasconi, la banca rappresenta la prima azienda della Toscana per dimensioni e volume d’affari, oltre a costituire un elemento rilevante per l’economia italiana. Per decenni il quartier generale dell’istituto ha svolto un ruolo centrale nel sistema reddituale, creditizio, occupazionale e sociale senese. L’eventuale assorbimento trasformerebbe quindi Siena da centro decisionale autonomo a periferia di una rete più ampia.

Il peso sul lavoro

L’analisi prende in considerazione soprattutto le ricadute sul mercato del lavoro. Il Gruppo Mps conta oltre 22mila dipendenti, mentre i dipendenti della sola banca erano 18.893 nel primo trimestre 2026. In provincia di Siena l’istituto dispone di 52 unità locali, oltre alla sede centrale, e impiega direttamente 2.159 persone.

A questi lavoratori si aggiunge un indotto stimato tra 800 e 1.200 addetti, impegnati nei servizi di consulenza, nelle tecnologie informatiche, nel supporto legale e nella logistica. Il nucleo principale dell’organico è concentrato nelle direzioni centrali e a Rocca Salimbeni: circa 1.600 dipendenti, pari al 75% del totale provinciale.

Secondo la valutazione della Camera di commercio, il rischio di riorganizzazione per queste strutture sarebbe molto elevato, tra il 70% e l’80%, a causa delle sovrapposizioni operative e dei possibili processi di accentramento decisionale collegati a una fusione. La conseguenza potrebbe essere la perdita o il trasferimento di ruoli altamente qualificati, con una riduzione del monte retributivo presente sul territorio.

Filiali e fornitori

La rete di filiali e sportelli nei comuni della provincia raccoglie il restante 25% degli addetti. Per questo comparto il rischio di razionalizzazione è stimato tra il 20% e il 30%, in relazione alla possibile chiusura o all’accorpamento di sedi duplicate rispetto alla rete dell’eventuale gruppo acquirente. Ne deriverebbe un possibile indebolimento dei servizi bancari di prossimità nei centri minori.

Le ricadute riguarderebbero anche le imprese collegate. Fino a 1.200 lavoratori dell’indotto potrebbero essere coinvolti nei comparti dei servizi avanzati e della gestione operativa, mentre per i fornitori locali si prospetta una contrazione dei volumi d’affari stimata in 200 milioni di euro.

Guasconi ha tuttavia evidenziato uno scenario alternativo: se Mps riuscisse a svolgere il ruolo di soggetto aggregatore, anziché diventare l’istituto assorbito, la sede originaria potrebbe conservare una maggiore autonomia strategica, tutelare il capitale umano e mantenere la continuità del credito al tessuto economico locale. Si tratta, al momento, di una valutazione legata all’eventuale evoluzione dell’operazione.