La nuova simulazione sulla morte di David Rossi riapre, per la famiglia dell’ex capo della comunicazione di Mps, la prospettiva di arrivare a una ricostruzione diversa da quella del suicidio. L’ex dirigente della banca è precipitato da una finestra del palazzo di Siena il 6 marzo 2013. La prova tecnica si è svolta al Foro Italico, a Roma, nell’ambito della perizia disposta dalla commissione parlamentare d’inchiesta che sta esaminando la dinamica della caduta e gli eventi avvenuti prima.
Antonella Tognazzi, moglie di Rossi, ha commentato l’esito della simulazione sottolineando che, per la famiglia, il lavoro svolto consente di dare una nuova lettura alla vicenda. Secondo la donna, le conclusioni emerse restituiscono a David la dignità che, a suo giudizio, gli sarebbe stata negata quando la sua morte venne ricondotta a un gesto compiuto da una persona in stato di alterazione. La vedova ha definito i risultati una conferma di quanto i familiari sostengono da quasi 14 anni.
La ricostruzione dei consulenti
Secondo una prima valutazione tecnica dei consulenti nominati dalla commissione, Rossi sarebbe stato aggredito nel suo ufficio da più persone, almeno due, descritte come fisicamente robuste. L’ipotesi è che l’ex dirigente fosse cosciente e avesse tentato di difendersi prima di essere spinto oltre la finestra. Nella ricostruzione, una volta all’esterno, avrebbe cercato di aggrapparsi al bordo, mentre gli aggressori lo trattenevano forse nel corso di un tentativo di intimidazione. La presa sarebbe poi venuta meno, provocando la caduta.
Marco Nigrisoli, consulente tecnico della commissione, ha collegato alcune lesioni a un possibile meccanismo di aggressione. Tra gli elementi citati c’è la frattura del capitello radiale sinistro, rilevata attraverso una Tac e ritenuta compatibile con una leva esercitata da una terza persona sull’arto. Le ferite non riconducibili all’impatto al suolo sarebbero, secondo questa lettura, compatibili con un’azione violenta subita prima della precipitazione.
Le lesioni e i prossimi accertamenti
L’altro consulente, Robbi Manghi, ha riferito che Rossi non si sarebbe procurato da solo le lesioni precedenti alla caduta. Nella ricostruzione sono state indicate ferite da trascinamento e strisciamento, segni riconducibili a una presa esercitata con forza, oltre a traumi nella parte addominale, al volto e alla coscia. Sono state inoltre citate tracce ematiche sulla camicia e macchie di unto compatibili con il contatto con i pomelli alla base delle finestre. Gli esperti hanno precisato che tali lesioni non sarebbero state mortali, ma risulterebbero compatibili con un’aggressione.
Il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta, Gianluca Vinci, ha annunciato che il 12 ottobre sarà presentata una nuova perizia sulle telecamere. Le immagini mostrerebbero un uomo entrare nel vicolo di Monte Pio. Gli elementi raccolti dovranno essere esaminati per ricostruire con maggiore precisione la dinamica, chiarire l’eventuale presenza di altre persone e verificare il possibile movente. Tra gli aspetti indicati da Vinci figurano una precedente colluttazione, un tentativo di rientro dalla finestra e il contatto del volto di Rossi con la sbarra di ferro e il cavetto prima della caduta.