Il futuro della Fondazione Mps dipenderà anche dall’esito del riassetto che coinvolge Banca Monte dei Paschi di Siena. Qualunque sia l’operazione destinata a prevalere, salvo il mantenimento dello status quo, la partecipazione dell’ente nel capitale della banca sarà destinata a ridursi. Il tema è tornato al centro del dibattito dopo le parole del presidente della Regione Eugenio Giani, che ha indicato l’obiettivo di capitalizzare la Fondazione attraverso un passaggio di quote.
Attualmente l’ente con sede a Palazzo Sansedoni detiene circa lo 0,2 per cento del capitale di Mps. Nel caso in cui si affermasse l’opzione legata alla banca senese, la quota potrebbe scendere intorno allo 0,1 per cento; con l’ipotesi Intesa Sanpaolo, invece, la diluizione potrebbe essere ancora maggiore. L’entità precisa dipenderà dalle modalità con cui verrà realizzata l’operazione e dagli eventuali aumenti di capitale.
Il possibile impatto sui dividendi
La riduzione della partecipazione non dovrebbe necessariamente tradursi in un calo significativo delle entrate della Fondazione. L’eventuale nascita di un istituto più solido potrebbe infatti portare a dividendi più elevati, compensando almeno in parte la minore percentuale posseduta. Si tratta, tuttavia, di una prospettiva legata alla capacità della banca di produrre utili e di distribuirli agli azionisti.
Fino a un paio di anni fa Mps non distribuiva dividendi, ma la Fondazione continuava comunque a sostenere le proprie erogazioni facendo ricorso ai rendimenti degli investimenti collegati al patrimonio. Per questo, il futuro dell’ente non dipenderà soltanto dal valore della partecipazione nella banca, ma anche dalla gestione complessiva delle sue risorse.
Le prospettive per l’ente
Non appare probabile, almeno allo stato attuale, che la Fondazione decida di investire somme ingenti per aumentare in modo significativo la propria presenza nel capitale di Mps. L’ente ha destinato 10 milioni di euro all’aumento di capitale del 2022 e altri 10 milioni lo scorso anno. Al tempo stesso, sembra difficile ipotizzare che le banche coinvolte possano trasferire gratuitamente azioni alla Fondazione.
Ai valori di mercato indicati, la partecipazione vale circa 75 milioni di euro ed è composta da 6,5 milioni di azioni, quotate intorno a 11,4 euro. Un altro capitolo riguarda la possibilità che la banca mantenga rapporti di partnership con la Fondazione per la realizzazione di progetti specifici, indipendentemente dal peso azionario dell’ente.
Il ruolo di Palazzo Sansedoni resta quindi simbolicamente importante, ma non decisivo negli equilibri finanziari dell’operazione. La Fondazione ha mantenuto una linea prudente, esprimendosi a favore della salvaguardia del radicamento nella comunità senese, della valorizzazione delle professionalità locali, della continuità delle funzioni direzionali e dei rapporti con il territorio. Anche il ruolo di vigilanza del Ministero dell’Economia e delle Finanze ha contribuito a mantenere un profilo istituzionale discreto nel confronto sul futuro della banca.