Nove Comuni della provincia di Siena partecipano alla decima edizione della Camminata tra gli Olivi, iniziativa nazionale promossa dall’Associazione nazionale Città dell’Olio. L’appuntamento coinvolge Poggibonsi, Castellina in Chianti, Castiglione d’Orcia, Torrita, Radicondoli, Rapolano Terme, Montepulciano, Castelnuovo Berardenga e Sinalunga, con programmi dedicati alla conoscenza degli oliveti, dei produttori e delle attività legate alla trasformazione dell’olio.
La manifestazione si svolge in 140 Comuni di 18 Regioni. La Toscana, considerata il cuore storico dell’iniziativa, conta complessivamente 24 adesioni. La sede nazionale dell’associazione promotrice si trova a Villa Parigini, a Basciano. Le iniziative prevedono camminate tra gli alberi, incontri con gli olivicoltori, visite ai frantoi e momenti di assaggio dell’olio nuovo, con l’obiettivo di avvicinare il pubblico al lavoro che precede l’arrivo del prodotto sulle tavole.
Una filiera sotto pressione
L’appuntamento arriva in una fase complessa per l’olivicoltura italiana. Nonostante un andamento stagionale giudicato positivo e indicato come una possibile ottima annata, i prezzi all’origine dell’extravergine non sempre risultano sufficienti a coprire i costi di produzione. Olivicoltori e frantoiani affrontano così una campagna che mette sotto pressione la sostenibilità economica delle aziende e il futuro di molti paesaggi rurali.
Tra le conseguenze segnalate c’è l’abbandono di superfici sempre più estese. La difficoltà di garantire un reddito adeguato rischia infatti di compromettere la cura degli oliveti e la continuità di competenze tramandate nel tempo. Le camminate intendono mostrare cosa si trova dietro una bottiglia di olio: lavoro, costi e saperi, oltre alla varietà di cultivar e alle caratteristiche dei territori di produzione.
Conoscere il prodotto per sostenerlo
Secondo Michele Sonnessa, presidente dell’Associazione nazionale Città dell’Olio, la crisi della filiera rende necessarie misure su tracciabilità, trasparenza dei costi e tutela degli oliveti. Sonnessa considera fondate le proteste di olivicoltori e frantoiani e sostiene che l’olio non possa essere trattato come una merce indistinta, perché il suo valore comprende anche paesaggi, frantoi e comunità.
Il contatto diretto con i luoghi di produzione viene indicato come uno strumento per rendere più consapevole il consumatore. Vedere un oliveto e un frantoio in attività può aiutare a comprendere perché prodotti apparentemente simili abbiano costi e caratteristiche differenti. Le iniziative puntano inoltre a rafforzare la conoscenza dell’extravergine italiano e del patrimonio agricolo legato alle diverse aree.
Nel medio periodo, l’associazione guarda anche alle opportunità offerte dal turismo dell’olio, dalle visite ai frantoi, dalle degustazioni e dall’educazione alimentare. Queste attività non sostituiscono la necessità di un prezzo adeguato né risolvono i problemi strutturali della filiera, ma possono contribuire a creare nuove entrate e a sostenere l’economia delle comunità che mantengono attivi gli oliveti.