È stato accolto da un ampio applauso nel Cortile del Podestà il drappellone realizzato da Teodora Axente. L’opera, presentata alla presenza del sindaco Nicoletta Fabio, si distingue per il forte impatto cromatico: il blu intenso della parte superiore lascia spazio, nella fascia inferiore, a tonalità più delicate. La composizione rilegge elementi della storia e dell’identità cittadina attraverso una rappresentazione articolata su più livelli.
Una composizione legata alla storia
Nella parte alta compare il panorama di Siena vista da sud, quasi speculare alla porta Camollia osservata dall’esterno e quindi da nord. Il riferimento è alla battaglia del 1526, di cui ricorre il cinquecentesimo anniversario. Al centro della composizione si riconosce la conchiglia di Piazza del Campo, accompagnata dai simboli delle Contrade, mentre le figure umane costituiscono uno degli elementi distintivi del lavoro dell’artista.
La parola chiave scelta per interpretare il drappellone è metamorfosi. Secondo Axente, il corpo diventa simbolo, la materia si apre alla spiritualità e la realtà assume contorni vicini al sogno. La trasformazione, nella lettura proposta dall’artista, richiama anche il movimento continuo delle cose: nulla resta fermo e la comunità ha bisogno di dinamismo. Il risultato è un’immagine che unisce componenti figurative e simboliche, con un contrasto marcato tra la sezione superiore e quella inferiore.
Il richiamo all’autonomia cittadina
Il legame con l’attualità emerge soprattutto nella dedica ai cinquecento anni della battaglia di Camollia. Il sindaco Fabio ha ricordato che quell’episodio non rappresentò soltanto una vittoria militare, ma anche il momento in cui una comunità seppe riconoscersi nella difesa della propria libertà, autonomia e identità. Un richiamo all’unità che il primo cittadino ha definito attuale, sostenendo che la città, nel corso dei secoli, abbia ritrovato più volte la forza necessaria proprio attraverso la coesione.
Nel drappellone sono presenti la Piazza, la città e la Madonna, ma non i cavalli. Un’assenza voluta e già anticipata dal sindaco, che aveva dichiarato di preferire, se possibile, un’opera priva degli animali. La scelta sposta l’attenzione dalla corsa al significato civico del Palio, inteso come il momento in cui Siena rinnova il proprio rapporto con la storia e con i valori condivisi. I quattro giorni della Festa vengono così descritti non come una semplice convenzione scenografica, ma come una forza viva capace di collegare il presente e il futuro della comunità.