Il Biotecnopolo di Siena è stato indicato dal Governo come uno degli strumenti per rafforzare la ricerca italiana e la capacità di risposta alle minacce biologiche. Il tema è stato affrontato a Siena durante l’evento Biotecnologie per la sicurezza nazionale, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, della comunità scientifica e del comparto industriale.
Nel suo intervento, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha ribadito il sostegno alla Fondazione, collegando il suo ruolo alle esigenze di protezione della salute e alla sicurezza nazionale. Tra le priorità indicate figura il contrasto all’antimicrobicoresistenza, una sfida che richiede attività di prevenzione, ricerca, diagnosi e sviluppo di nuovi strumenti terapeutici.
Una rete tra ricerca e istituzioni
Secondo il ministro, la sicurezza sanitaria è parte integrante della sicurezza nazionale, soprattutto in uno scenario internazionale segnato da conflitti, minacce ibride e competizione tecnologica. La capacità di riconoscere un rischio biologico e di predisporre strumenti di contrasto dipende, ha spiegato, da infrastrutture adeguate, preparazione e continuità degli investimenti.
Il direttore generale Gianluca Polifrone ha illustrato il ruolo del Biotecnopolo come punto di raccordo tra istituzioni scientifiche, strutture cliniche e imprese. In questo quadro si collocano gli accordi con l’Istituto Superiore di Sanità e le collaborazioni con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e il Policlinico Gemelli. Il confronto ha riguardato la sorveglianza dei rischi, la prevenzione e il trasferimento delle scoperte verso applicazioni cliniche.
Particolare attenzione è stata dedicata all’antimicrobicoresistenza, tema inserito tra le priorità dell’agenda sanitaria durante la presidenza italiana del G7 nel 2024. La strategia illustrata a Siena comprende la ricerca su vaccini, anticorpi monoclonali e nuovi approcci diagnostici, insieme all’uso appropriato degli antimicrobici. Il riferimento è all’approccio One Health, che considera collegati salute umana, salute animale e ambiente.
Il rapporto con il comparto industriale
Il presidente di Leonardo Francesco Macrì ha parlato della collaborazione tra competenze scientifiche, infrastrutture tecnologiche e capacità industriali. Nel suo intervento ha richiamato il contributo che le grandi imprese possono offrire attraverso competenze ingegneristiche, capacità di industrializzazione, standard di sicurezza e collegamenti con ecosistemi internazionali. Ha inoltre indicato in circa 3 miliardi di euro gli investimenti di Leonardo in ricerca e sviluppo nel 2025, con circa 17 mila persone impegnate e oltre 120 collaborazioni con università e centri di ricerca.
Il confronto con Dompé, Chiesi, Menarini, GSK e VisMederi ha approfondito le condizioni necessarie per accompagnare le scoperte verso l’applicazione clinica, attrarre investimenti e consolidare le filiere italiane delle scienze della vita. Tra gli argomenti affrontati anche il supercalcolo, l’intelligenza artificiale e la protezione delle reti e delle banche dati utilizzate nella ricerca.
La giornata ha ospitato inoltre gli interventi di Alberto Mantovani, del presidente della Fondazione Marco Montorsi, del presidente della Commissione Salute del Senato Franco Zaffini e del direttore scientifico Rino Rappuoli. Quest’ultimo ha richiamato la dimensione internazionale delle attività, anche attraverso lo European Vaccines Hub. Dati, analisi degli scenari e formazione dei giovani ricercatori hanno completato il programma, con il sostegno della Fondazione a tre cicli del Dottorato Nazionale.