Sfida ambientale

A Siena la ricerca studia viti più resistenti a siccità e salinità

Il primo biennio ha confrontato diversi portainnesti in strutture controllate, coinvolgendo atenei e operatori del comparto.

A Siena la ricerca studia viti più resistenti a siccità e salinità

Al Santa Chiara Lab dell’Università di Siena si è conclusa la prima fase di una sperimentazione dedicata alla capacità della vite di affrontare gli effetti del cambiamento climatico. Il progetto punta a individuare portainnesti più adatti a condizioni di scarsità idrica, temperature elevate e stress salino, fattori che possono incidere sulla produttività e sulla tenuta delle coltivazioni vitivinicole.

La sperimentazione in aeroponica

La ricerca è stata sviluppata inizialmente nell’ambito del Centro Nazionale Agritech, Spoke 9, con la collaborazione dell’Università degli Studi di Milano, dell’Università degli Studi di Padova e dei Vivai Cooperativi Rauscedo. L’azienda vivaistica ha consentito di mettere a dimora quasi 3.000 talee di vite, creando una base sperimentale ampia per il confronto tra diverse varietà.

I laboratori di aeroponica del Santa Chiara Lab permettono di osservare l’apparato radicale in condizioni controllate e di monitorare lo sviluppo delle piante durante l’esposizione a differenti livelli di stress. I portainnesti costituiscono la parte basale della vite sulla quale viene innestato il vitigno scelto dall’azienda agricola, come sangiovese, canaiolo o trebbiano. L’analisi si è concentrata quindi sulla capacità delle radici di sostenere la pianta quando l’acqua è limitata o la salinità è elevata.

I risultati e i prossimi passaggi

Dopo due anni di attività, il gruppo di ricerca ha realizzato un’analisi comparativa di diversi portainnesti, mappando parametri fisiologici, biochimici e strutturali collegati alla tolleranza alla siccità e allo stress salino. Tra gli elementi osservati figurano la conformazione delle radici, la capacità di ottimizzare l’impiego delle risorse idriche e l’attivazione di sistemi di difesa proteica.

I dati raccolti consentono di classificare i genotipi in base al livello di tolleranza alla carenza d’acqua e alla salinità. Le analisi successive dovranno approfondire le differenze tra le varietà e verificare il ruolo della cosiddetta memoria dello stress, cioè la capacità dei portainnesti più performanti di conservare una risposta utile dopo aver affrontato condizioni difficili.

La fase successiva prevede di trasferire alle aziende agricole informazioni scientificamente validate sulle caratteristiche dei diversi portainnesti. L’obiettivo è favorire scelte più consapevoli nella produzione viticola e fornire indicazioni utili per aumentare la resilienza delle colture. Il presidente del Centro Santa Chiara Lab, Angelo Riccaboni, ha sottolineato il valore della collaborazione tra università, imprese vivaistiche e aziende agricole. Elisa De Luca, responsabile del Research Center Vcr, ha invece evidenziato l’interesse per l’uso dell’aeroponica nella valutazione rapida di nuovi genotipi.