Punti nascita a rischio in Toscana: il direttore del Dipartimento materno infantile dell’ASL Sud Est, Flavio Civitelli, ha espresso forti preoccupazioni dopo il parere del Comitato percorso nascita nazionale, che minaccia la chiusura di alcuni punti nascita e l’introduzione di deroghe temporanee. I punti nascita di Poggibonsi e Montepulciano si trovano al centro di questa disputa, mentre il rischio riguarda anche il punto nascita di Campostaggia.
Civitelli ha riconosciuto che i punti nascita non rispettano la soglia di 500 parti annui, ma ha sottolineato che gli obiettivi di qualità sono soddisfatti, con esiti di salute al di sopra della media nazionale. Il tasso di parti cesarei presso il punto nascita di Nottola è significativamente inferiore alla media nazionale, attestandosi al 14,75% nel 2025 e scendendo all’8,51% nel primo semestre del 2026, contro una media nazionale del 29,8%.
Il contesto normativo
Secondo Civitelli, l’Accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010 stabilisce le linee guida per migliorare la qualità del servizio e ridurre il tasso di cesarei. Tuttavia, ha lamentato che gli enti di controllo ministeriali si focalizzano più sulla quantità di parti che sulla qualità dell’assistenza, un problema che solleva interrogativi sul futuro della rete di assistenza materno-infantile.
La Regione sta preparando una proposta di riorganizzazione sulla base del modello Hub & Spoke, che prevede un’accorpamento delle gravidanze ad alta complessità nei centri Hub, mentre l’assistenza ai casi a basso rischio rimarrebbe nei presidi Spoke. Il piano mira a integrare team di professionisti per garantire standard assistenziali accettabili.
Prospettive future
Civitelli ha garantito che ci sarà tempo per comunicare e attuare il passaggio per evitare chiusure immediate, affermando che il punto nascita di Nottola ha requisiti orogeografici per restare aperto. Infatti, oltre 200 nati provengono da aree dove il tempo di percorrenza verso un punto nascita alternativo supera 60 minuti. Inoltre, l’aumento del rischio clinico per madri e neonati potrebbe portare a contestazioni legali nei confronti del Ministero della Salute.