Due fratelli, residenti nel sud senese, sono attualmente indagati per la macellazione di ovini avvenuta senza le necessarie autorizzazioni. I due uomini, di origine nordafricana, hanno presentato ricorso al tribunale del riesame, ma il sequestro probatorio è stato confermato e l’indagine dei carabinieri forestali prosegue.
Le accuse e la difesa
Secondo l’accusa, le pecore sarebbero state macellate in un’abitazione privata, senza rispettare le norme igienico-sanitarie previste dalla legge. Tuttavia, l’avvocato della difesa sostiene che i due indagati abbiano agito nel rispetto dei precetti religiosi islamici, in particolare durante la Festa del sacrificio, quando è consuetudine sacrificare bestiame per condividerlo con chi ne ha bisogno. Questo, secondo la difesa, giustificherebbe la mancata applicazione delle norme del decreto legislativo 193 del 2007.
L’inchiesta è stata avviata dopo un sequestro probatorio effettuato dai carabinieri forestali a fine maggio, quando sono stati trovati due ovini, di cui uno vivo, e un coltello presumibilmente utilizzato per la macellazione. È stata disposta anche un’autopsia sulla carcassa dell’animale.
Il contesto dell’indagine
Oltre alla macellazione non autorizzata, i fratelli sono accusati di uccisione di animali con crudeltà, poiché non avrebbero proceduto allo stordimento dell’ovino prima dell’uccisione. La difesa ribatte che, in caso di festività religiose, tale procedura non sarebbe obbligatoria. Inoltre, i carabinieri hanno accertato che due pecore erano state vendute, suggerendo che la macellazione non fosse avvenuta solo per uso domestico.
Il tribunale del riesame, presieduto da Fabio Frangini, ha confermato il decreto impugnato dai due indagati, segnando un punto a favore dell’accusa in questa complessa vicenda giudiziaria. L’inchiesta è ancora nelle fasi iniziali e si preannuncia un lungo braccio di ferro legale.