In merito al Consiglio comunale del 20 luglio 2026, il Biodistretto di San Gimignano è intervenuto sulle critiche sollevate dai consiglieri di opposizione riguardo all’adesione dell’amministrazione al progetto del Distretto biologico della Valdelsa. L’iniziativa coinvolge nove Comuni delle province di Siena e Firenze: Casole d’Elsa, Castelfiorentino, Certaldo, Colle di Val d’Elsa, Gambassi Terme, Montaione, Montespertoli, Poggibonsi e San Gimignano.
Un progetto nato dalle aziende
Capofila del percorso è l’associazione Biodistretto di San Gimignano. L’obiettivo è aumentare le superfici coltivate con metodo biologico e definire una strategia territoriale capace di mettere in relazione agricoltura, economia, ambiente e turismo. Il Distretto viene descritto come un patto territoriale tra aziende agricole biologiche, attività economiche e comunità locali, con l’intento di favorire una gestione condivisa del territorio.
Il progetto dovrebbe essere presentato nei prossimi mesi alla Regione Toscana per ottenere il riconoscimento previsto dalla legge regionale numero 51 del 30 luglio 2019. Secondo il Biodistretto, l’iniziativa ha ricevuto un impulso istituzionale, ma sarebbe nata soprattutto dal basso, grazie alle imprese agricole biologiche e ai loro sostenitori. Il percorso si è sviluppato attraverso incontri con sindaci e assessori, assemblee pubbliche e confronti con cittadini e associazioni di categoria.
Uno dei principi indicati dall’associazione riguarda il ruolo degli agricoltori, ai quali dovrebbe restare una posizione decisionale prevalente. Il Biodistretto sostiene che questo elemento, insieme alla storia e alle finalità dell’iniziativa, non sarebbe stato considerato a sufficienza nelle critiche dell’opposizione. Negli altri otto Comuni coinvolti, viene ricordato, l’adesione avrebbe ottenuto il consenso unanime di maggioranza e opposizione. A San Gimignano, invece, i quattro consiglieri di opposizione si sono astenuti.
Le contestazioni sul contributo
Tra le osservazioni emerse in Consiglio comunale ci sono anche quelle relative ai mercati. Il Biodistretto ritiene che questo tema non riguardi direttamente l’adesione al progetto della Valdelsa e difende la vendita diretta nelle piazze come uno strumento importante per gli agricoltori e per la sopravvivenza delle piccole aziende. Nei mercati sono inoltre presenti alcuni artigiani selezionati tra realtà legate alla ruralità, all’ecologia e alle lavorazioni tradizionali.
È stato contestato anche il contributo di 2.000 euro previsto per l’avvio del Distretto. L’associazione considera legittimo il sostegno economico da parte di un Comune a un comparto agricolo definito in difficoltà, soprattutto quando l’intervento può produrre ricadute ambientali e sociali per la comunità.
Nelle conclusioni, il Biodistretto indica il progetto come uno strumento con possibili ricadute economiche, ecologiche e sociali. Tra gli obiettivi citati figurano la possibilità di rendere più conveniente la produzione biologica, la tutela del territorio e la valorizzazione della qualità ambientale della Valdelsa. L’associazione invita quindi a concentrare il confronto sulle difficoltà dell’agricoltura di piccola scala e sul rapporto con le tradizioni locali, evitando che le polemiche distolgano l’attenzione dai contenuti dell’iniziativa.