Nel sistema penitenziario italiano, dove a fine novembre 2025 il sovraffollamento aveva raggiunto il 138,5% secondo i dati diffusi da Antigone, le attività dedicate all’inclusione e alla formazione assumono un ruolo rilevante. In questo quadro si inserisce il progetto sostenuto da Estra nella Casa di Reclusione di San Gimignano, conosciuta come Ranza, con l’obiettivo di trasformare alcune aree interne dell’istituto in spazi di lavoro e apprendimento.
Orto e giardino officinale
L’iniziativa è stata realizzata insieme ad AzzeroCO₂, Legambiente e alla Società Italiana di Fitoterapia nell’ambito della campagna Orto Frutteto Solidale Diffuso. All’interno del carcere sono stati creati un giardino officinale con 500 piante e un orto-frutteto con circa 100 piante da frutti di bosco. I raccolti vengono utilizzati dai detenuti per preparare confetture e altri prodotti.
Il progetto comprende anche un laboratorio dedicato alla fitoterapia. Con il supporto degli esperti della SIFIT, i partecipanti seguono le diverse fasi della lavorazione delle piante: dall’essiccazione alla macerazione, fino alla percolazione. Le preparazioni comprendono tisane, oli e sciroppi realizzati secondo le indicazioni delle farmacopee ufficiali.
Formazione e responsabilità
Il percorso, concluso a giugno 2026, ha coinvolto a rotazione 320 detenuti, impegnati sia nelle attività agricole sia nel corso dedicato all’estrazione delle erbe officinali. La proposta punta così a offrire competenze pratiche che possano risultare utili anche dopo la conclusione della pena, affiancando alla formazione un’esperienza concreta di collaborazione e responsabilità.
Secondo quanto riferito dai promotori, l’intervento ha riguardato tre dimensioni: quella ambientale, attraverso il recupero di aree inutilizzate; quella professionale, con l’acquisizione di conoscenze spendibili nel mondo del lavoro; e quella sociale, favorendo occasioni di partecipazione e benessere psicofisico durante la detenzione.
Il presidente di Estra, Francesco Macrì, ha sottolineato che il valore dell’iniziativa non dipende soltanto dal numero di piante messe a dimora, ma dal percorso di crescita e responsabilità proposto alle persone coinvolte. Il progetto, presentato dall’azienda come un esempio di sostenibilità applicata anche in contesti complessi, dovrebbe essere replicato nelle carceri di Prato e Pisa.