Cure integrate

Un modello per i pazienti cronici nasce a Poggibonsi

RI.CO.FA.SE. 2.0 punta a ridurre interazioni farmacologiche, prescrizioni inappropriate e ricoveri evitabili.

Un modello per i pazienti cronici nasce a Poggibonsi

Ottimizzare la gestione delle terapie e ridurre i rischi legati a prescrizioni inappropriate e interazioni tra medicinali. È l’obiettivo di RI.CO.FA.SE., il progetto coordinato dal direttore dell’Area Dipartimentale Farmaceutica dell’Asl Toscana sud est, Silvano Giorgi, nato per gli ospiti ultrasessantacinquenni delle Residenze sanitarie assistenziali e ora destinato a evolversi verso l’assistenza ai malati cronici seguiti fuori dall’ospedale.

I risultati della prima fase sono stati presentati il 3 ottobre nell’auditorium dell’ospedale di Campostaggia, a Poggibonsi, durante l’incontro dedicato all’appropriatezza clinica e alla personalizzazione delle terapie nei pazienti sottoposti a politerapia. Il percorso si basa sulla ricognizione e sulla riconciliazione dei trattamenti farmacologici, con l’obiettivo di individuare medicinali non più necessari, possibili sovrapposizioni e combinazioni potenzialmente rischiose.

Dalla revisione alla sorveglianza continua

La prima sperimentazione ha coinvolto team multidisciplinari e piattaforme informatiche specifiche. Medici, farmacisti e infermieri hanno messo in comune competenze diverse per effettuare revisioni terapeutiche mirate e procedere, quando indicato, a deprescrizioni sicure, secondo il principio del meno è meglio. Il lavoro ha puntato a rendere le cure più appropriate, limitando l’esposizione a farmaci non indispensabili e il rischio di reazioni avverse.

Il riscontro positivo ottenuto durante la presentazione dei risultati ha favorito l’estensione dell’esperienza con RI.CO.FA.SE. 2.0, rivolto ai pazienti cronici ambulatoriali. La nuova fase prevede il passaggio da una verifica statica della terapia a un monitoraggio dinamico, svolto nel contesto quotidiano delle persone fragili e aggiornato in relazione all’evoluzione delle loro condizioni di salute.

Il ruolo delle Case di Comunità

Nel progetto saranno coinvolti i professionisti delle Case di Comunità, in linea con l’organizzazione prevista dal decreto ministeriale 77 del 2022. Medici di medicina generale, farmacisti clinici e infermieri di famiglia e comunità lavoreranno in collegamento con gli specialisti, tra cui cardiologi, geriatri e internisti, utilizzando anche il teleconsulto per condividere valutazioni e orientare più rapidamente le decisioni terapeutiche.

La direttrice del Dipartimento Politiche del farmaco dell’Asl Toscana sud est, Barbara Meini, ha definito la versione 2.0 lo sviluppo di un percorso fondato sull’integrazione delle competenze. L’obiettivo operativo è prevenire le cosiddette cascate prescrittive, cioè l’aggiunta di nuovi medicinali per trattare effetti indesiderati o problemi non adeguatamente ricondotti alla terapia in corso, e ridurre gli accessi impropri in Pronto soccorso e i ricoveri evitabili.

Il modello punta quindi a costruire risposte più tempestive e personalizzate vicino al domicilio, rafforzando il raccordo tra assistenza primaria, servizi farmaceutici e specialisti. La presa in carico coordinata dovrebbe contribuire alla sicurezza delle terapie e a una maggiore continuità nell’assistenza delle persone croniche e fragili.