Otto sindaci della Valdelsa allargata si sono riuniti davanti all’ingresso del padiglione ospedaliero di Campostaggia per ribadire la contrarietà a qualsiasi ipotesi di chiusura del punto nascita. Il presidio, annunciato nei giorni scorsi, si è svolto nel pomeriggio dell’11 agosto, a partire dalle 17, con la partecipazione di numerosi cittadini, rappresentanti dell’associazionismo, del volontariato, dei sindacati, delle associazioni di categoria, delle forze politiche e civiche, oltre al personale di Ostetricia e Ginecologia.
La mobilitazione ha coinvolto un bacino territoriale più ampio rispetto alle cinque amministrazioni che compongono formalmente il circondario. Al tavolo istituzionale erano presenti i primi cittadini di Casole d’Elsa, Colle di Val d’Elsa, Poggibonsi, San Gimignano, Barberino Tavarnelle, Castellina in Chianti e Monteriggioni. Radicondoli non era rappresentata all’incontro, ma ha aderito al documento condiviso per la salvaguardia della struttura.
Il presidio davanti all’ospedale
Il confronto è proseguito nell’auditorium di Campostaggia, intitolato al dottor Carlo Buffi, ginecologo e a lungo primario del reparto. I rappresentanti istituzionali hanno sottolineato il ruolo svolto dal punto nascita per le famiglie della zona, prima nel vecchio ospedale Pietro Burresi di Poggibonsi e, dal 2000, nel monoblocco di Campostaggia. All’iniziativa ha partecipato anche la dottoressa Barbara Grandi, tra le promotrici, 42 anni fa, della stanza per il parto naturale realizzata a Poggibonsi come prima esperienza in Italia.
La direttrice di Campostaggia, Lucia Grazia Campanile, ha rivendicato il livello raggiunto dal servizio, sostenendo che il punto nascita abbia conseguito standard di qualità di rilievo nazionale. La sindaca di Poggibonsi, Susanna Cenni, ha invece evidenziato quella che considera una contraddizione nella valutazione ministeriale: Campostaggia sarebbe stato l’ultimo tra i punti nascita osservati a scendere sotto la soglia dei 500 parti, ma il primo a ricevere il diniego alla prosecuzione.
La richiesta di una controrelazione
Secondo Cenni, nel documento ministeriale non sarebbe stato adeguatamente considerato il dato relativo alla percentuale di parti cesarei, indicata come la più bassa tra le strutture interessate. La sindaca ha spiegato che la Regione dovrà rispondere al Comitato nazionale con una controrelazione e ha ribadito che, allo stato attuale, il punto nascita è pienamente operativo. L’obiettivo dichiarato è mantenere il servizio, senza escludere la possibilità di recuperare il numero di parti necessario a superare nuovamente la soglia prevista.
Il sindaco di Colle di Val d’Elsa, Piero Pii, ha riconosciuto il problema rappresentato dal calo delle nascite, ma ha indicato alcune possibili iniziative: concentrare su Campostaggia il maggior numero possibile di parti delle famiglie della zona e lavorare con la Regione a un progetto alternativo rispetto agli scenari delineati a livello nazionale. L’ipotesi, ha chiarito, non nasce da una contrapposizione campanilistica, ma dalla volontà di individuare una soluzione innovativa.
Il sindaco di San Gimignano, Andrea Marrucci, ha infine collegato la difesa del punto nascita a una più ampia riflessione sui servizi locali. Nel suo intervento ha citato, insieme all’assistenza sanitaria, l’accesso alla casa, i trasporti e la scuola, definendo inaccettabile un arretramento delle prestazioni rivolte ai cittadini. La mobilitazione dei Comuni proseguirà ora attraverso il confronto istituzionale con la Regione e l’attesa della controrelazione al Comitato nazionale.