Cronaca giudiziaria

Blitz a Poggibonsi per la faida: cinque misure cautelari

Dieci persone coinvolte tra risse, sequestri e armi bianche nel centro cittadino

Blitz a Poggibonsi per la faida: cinque misure cautelari

Dieci persone sono indagate e cinque sono state raggiunte da misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta sulla violenta contrapposizione tra due famiglie a Poggibonsi. Quattro indagati sono stati portati in carcere, mentre una donna è stata sottoposta agli arresti domiciliari. L’operazione è stata condotta congiuntamente da carabinieri e polizia, sotto il coordinamento della procura, dopo una serie di episodi avvenuti in poco più di due mesi.

Le contestazioni comprendono, a vario titolo, aggressioni, rapine, sequestro di persona, lesioni aggravate, risse, detenzione abusiva di armi e porto di strumenti atti a offendere. Nell’ordinanza firmata dal gip Andrea Grandinetti figurano circa trenta capi di imputazione. Gli episodi si sono verificati tra le zone di Borgaccio e Colombaio e il centro storico, alimentando un clima di forte preoccupazione tra i residenti.

Le indagini sulla contrapposizione

Secondo quanto riferito dalla procura, la conflittualità avrebbe coinvolto due gruppi familiari composti da italiani e nordafricani. Gli investigatori hanno riunito elementi relativi a vicende inizialmente distinte, tra aggressioni, danneggiamenti e scontri con armi improprie. Il procuratore Andrea Boni ha parlato di episodi gravi e ha indicato come possibile causa anche il controllo delle piazze di spaccio, pur sottolineando che su questo aspetto non vi sono ancora certezze definitive.

Durante le perquisizioni eseguite all’alba, in un garage nella disponibilità di un cittadino nordafricano e della compagna trentenne, sono stati trovati 95 grammi di cocaina e 35 di hashish. Entrambi sono stati arrestati in flagranza e risultano coinvolti anche nell’inchiesta principale. A un altro straniero, ora in carcere, sono stati sequestrati 10mila euro in contanti rinvenuti nella camera da letto.

Dalle aggressioni al sequestro del minorenne

Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori figura una serie di aggressioni avvenute nella notte tra il 15 e il 16 luglio. In quell’occasione sarebbero stati utilizzati machete, sbarre di ferro, bottiglie di vetro e coltelli. Furono esplosi anche colpi d’arma da fuoco contro componenti della fazione rivale. Il giorno successivo i carabinieri eseguirono alcune perquisizioni e sequestrarono a un italiano di 54 anni, tra gli arrestati, una pistola lanciarazzi considerata, per le sue caratteristiche, un’arma comune da sparo.

Il 17 luglio, secondo l’accusa, un minorenne straniero sarebbe stato prelevato in strada e fatto salire su un’automobile da appartenenti a una delle fazioni. Il ragazzo sarebbe stato trattenuto per circa due ore e mezza, minacciato con un coltello e costretto a realizzare un filmato. Gli sarebbero stati inoltre sottratti 60 euro e il cellulare.

L’escalation sarebbe proseguita con due risse aggravate. La prima, l’11 agosto, si è verificata nei pressi di una pizzeria del centro: sarebbero stati usati machete e cacciaviti, con il ferimento di una persona al braccio e di un poliziotto intervenuto per fermare lo scontro. Il 31 agosto, invece, durante una nuova rissa, sarebbero state lanciate pietre e mattoni e sarebbero state danneggiate alcune auto parcheggiate.

Infine, il 20 settembre, due stranieri di 24 e 33 anni avrebbero rapinato un giovane connazionale, colpendolo e minacciandolo con una pistola prima di sottrargli il telefono e 200 euro. Gli investigatori ritengono che la sequenza di episodi abbia creato un rischio concreto per l’incolumità dei cittadini. L’inchiesta dovrà ora chiarire anche il possibile legame tra la faida e il controllo dello spaccio.