Si è concluso pochi minuti prima delle 20 l’interrogatorio di garanzia dei cinque destinatari delle misure cautelari disposte nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta faida tra famiglie che avrebbe reso l’aria di Poggibonsi irrespirabile, secondo la definizione del procuratore Andrea Boni. Tutti hanno scelto di parlare davanti al gip Andrea Grandinetti, al terzo piano del palazzo di giustizia.
Le versioni degli indagati
L’ordine degli ascolti ha previsto inizialmente l’audizione della trentenne, sottoposta ai domiciliari, seguita dai due cugini di origine nordafricana detenuti nel carcere di Prato. In seguito sono stati ascoltati il diciannovenne e, per ultimo, il cinquantaquattrenne di origine campana. Secondo la ricostruzione riportata nell’inchiesta, il 54enne, il genero di 19 anni e la donna farebbero parte della stessa fazione.
Durante gli interrogatori, durati per l’intera giornata, ciascuno dei cinque ha fornito la propria versione dei fatti contestati. I tre assistiti dall’avvocato Manfredi Biotti hanno chiesto un’attenuazione delle misure cautelari. I due cugini sono stati invece assistiti dall’avvocato Giulio Parenti.
Il gip Andrea Grandinetti non ha ancora deciso sulle richieste presentate dai legali e si è riservato di valutare gli elementi emersi. La decisione potrebbe arrivare nei prossimi giorni, ma al termine dell’udienza non era stata indicata una scadenza definitiva.
Le ipotesi di reato
L’operazione è stata condotta congiuntamente da polizia e carabinieri. Le contestazioni, a vario titolo, comprendono rapina, sequestro di persona, rissa aggravata, porto di armi bianche atte a offendere e violenza privata.
La procura ipotizza che le due famiglie siano state coinvolte in una contrapposizione durata dal luglio al settembre scorsi. Il pubblico ministero Siro De Flammineis ha illustrato in aula l’impostazione accusatoria, mentre ora saranno le valutazioni del giudice sulle misure a definire il prossimo passaggio dell’inchiesta.