Prosegue domani alle 21.15, in piazza Jacopo della Quercia, il programma di Sboccia l’Estate con ‘Santa Francesca Cabrini’, spettacolo dedicato alla figura della “Santa dei migranti”. Un melologo multidisciplinare, scritto e interpretato da Isabel Russinova, che intreccia prosa, musica dal vivo e arti visive per raccontare la vita della prima missionaria e prima santa americana, nata a Sant’Angelo Lodigiano.
Lo spettacolo ripercorre il suo instancabile impegno accanto agli emigrati italiani negli Stati Uniti all’inizio del Novecento, tra scuole, orfanotrofi e opere di assistenza. La regia è di Rodolfo Martinelli Carraresi, con le musiche dal vivo di Marco Gerolin e Alexandru Tiba e scene e costumi di Wilma Logatto. Per Russinova, però, Francesca Cabrini non è solo un personaggio storico da riportare alla luce.
“Da anni considero una vera missione quella di scrivere, ricercare e portare in scena, tra letteratura, teatro e cinema, figure femminili che hanno raccontato la storia attraverso la loro vita”, spiega l’attrice e autrice. “Penso che raccontare il femminile nella storia sia molto utile per le nuove generazioni, ma non solo. È importante per chiunque voglia conoscere tratti fondamentali della storia dell’umanità attraverso lo sguardo delle donne”. Ogni nuovo progetto diventa così anche un’occasione di ricerca personale.
La vicenda di Francesca Cabrini offre inoltre l’opportunità di affrontare temi che, secondo Russinova, conservano una sorprendente attualità. “È stata la prima santa americana, la prima missionaria, la donna che contribuì all’integrazione dei milioni di migranti che dall’Italia e dall’Europa attraversarono l’oceano in cerca di una vita migliore. Ma non è soltanto il racconto di quella migrazione. È anche una riflessione su un atteggiamento che appartiene all’essere umano. Siamo sempre stati popoli in cammino. Da sempre ci spostiamo, ci mescoliamo, cresciamo attraverso il movimento”.
Lo spettacolo affronta il tema del femminile, il ruolo della religiosa nella cristianità, le nostre origini di popolo migrante, ma anche il rapporto con l’America di allora e con quella di oggi. Una riflessione affidata a un linguaggio volutamente multidisciplinare, cifra distintiva del lavoro dell’artista. “Musica e parola convivono in una ricerca che vuole restituire tutte le sfumature di un secolo che cambia, del passaggio traumatico tra Ottocento e Novecento, con problematiche che, per molti aspetti, ricordano quelle che viviamo oggi. È una storia che si muove nell’America del jazz e del blues”.
Da qui la scelta di fondere diversi linguaggi artistici. “Sia quando scrivo per il teatro sia quando lavoro per il cinema, cerco sempre di costruire narrazioni che mettano in dialogo discipline diverse: danza, poesia, musica e parola. In questo caso diventa protagonista anche il luogo che ci ospita, uno spazio così straordinario da entrare esso stesso a far parte della storia”.