Oltre 800 studenti delle scuole superiori della Valdelsa hanno partecipato alla proiezione di Se domani non torno, il film dedicato a Giulia Cecchettin. L’iniziativa si è svolta tra la Sala maggiore e la Sala minore del Teatro Politeama e il Cinema Garibaldi di Poggibonsi, nell’ambito dell’apertura del Festival della pedagogia Lef.
Il confronto dopo la proiezione
All’anteprima nazionale è seguito un collegamento in diretta con Gino Cecchettin, padre della giovane, con la regista e con il cast. L’appuntamento ha suscitato commozione e riflessioni tra i presenti, chiamati a confrontarsi sul significato della vicenda e sulle responsabilità culturali e sociali che ruotano attorno alla violenza di genere.
Viola Giunti, studentessa del Liceo Volta di Colle di Val d’Elsa, ha sottolineato come il film non si concentri soltanto sulla tragedia, ma anche sui sogni, sui progetti e sul futuro che Giulia avrebbe dovuto vivere. Per la studentessa, la pellicola invita a riconoscere la violenza e a non confondere l’amore con il possesso. La riflessione si estende alle parole di Gino Cecchettin, secondo il quale da una perdita così ingiusta devono nascere non soltanto rabbia e dolore, ma anche la volontà di contribuire a un cambiamento della società.
Educazione e responsabilità
Anche Linda Settefonti, compagna di scuola di Viola, ha descritto il film come un’opera capace di rendere concreto il significato dell’assenza. Il racconto dal punto di vista di chi resta, ha osservato, rafforza l’impatto della vicenda e può contribuire a sensibilizzare le nuove generazioni, perché Giulia non venga considerata un caso isolato.
Tra i messaggi richiamati dalla studentessa c’è quello di Elena, sorella di Giulia, secondo cui l’assassino non deve essere visto come un’eccezione estranea alla società, ma come il possibile prodotto di una cultura patriarcale. La prevenzione, in questa prospettiva, non può limitarsi a insegnare alle donne a riconoscere i segnali di pericolo o a difendersi. Deve coinvolgere soprattutto l’educazione degli uomini, la messa in discussione degli stereotipi e la costruzione di relazioni fondate su rispetto e libertà.
Il confronto con gli studenti ha così riportato l’attenzione sulla necessità di trasformare la commozione in consapevolezza e impegno. L’obiettivo indicato durante l’incontro è promuovere un cambiamento culturale capace di contrastare la normalizzazione della violenza e di garantire alle ragazze la possibilità di vivere senza paura.