Il percorso verso l’offerta di Intesa Sanpaolo su Banca Mps entra nella fase decisiva. Dopo l’assemblea dei soci dell’istituto senese, che ha bocciato il piano orientato verso Banco Bpm e Banca Generali, il gruppo guidato da Carlo Messina attende le ultime autorizzazioni prima di procedere. Il via libera della Consob è atteso tra il 9 e il 10 novembre, mentre l’apertura del periodo per aderire all’offerta potrebbe arrivare intorno al 23 novembre.
Le autorizzazioni e i prossimi cda
Nel complesso iter amministrativo legato all’operazione, Intesa Sanpaolo ha comunicato la chiusura di 49 procedimenti in 29 diverse giurisdizioni, comprese alcune extraeuropee e organismi sovranazionali. Tra i passaggi principali figura l’autorizzazione della Bce al controllo di Mps e delle banche appartenenti al gruppo. Dopo la pubblicazione del prospetto, il consiglio di amministrazione di Banca Mps sarà chiamato a esprimersi formalmente sull’offerta.
Il tema potrebbe essere affrontato anche durante la call convocata da Intesa Sanpaolo con gli analisti finanziari per illustrare i dati trimestrali. Tra tre giorni sarà invece l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, a presentare i risultati dei primi nove mesi dell’anno. I dati saranno esaminati giovedì pomeriggio dal cda della banca senese, alla prima riunione dopo l’assemblea e con l’organico completo in seguito all’ingresso dei consiglieri Gianluca Brancadoro e Alessandro Caltagirone.
Le richieste dei sindacati
Resta da definire anche il parere dell’Antitrust. In occasione della Giornata del risparmio, Messina aveva dichiarato di aspettarsi ragionevolmente il completamento del percorso entro la fine di novembre, ribadendo la propria fiducia nell’Autorità. Le prossime settimane saranno quindi caratterizzate dai passaggi istituzionali e dalle valutazioni degli azionisti.
Sul futuro di Mps si confrontano anche le istituzioni locali e le organizzazioni sindacali. Il capogruppo del Pd in Regione, Simone Bezzini, ha auspicato un’azione congiunta di Comune, Provincia e Regione. Dopo il presidio unitario organizzato in occasione dell’assemblea, la Fisac Cgil ha diffuso una nota in cui chiede che nessuna decisione venga presa senza coinvolgere chi lavora nella banca.
Il sindacato sottolinea che l’esito dell’operazione potrebbe incidere sul futuro di migliaia di lavoratrici, lavoratori e delle loro famiglie. Tra le richieste figurano garanzie verificabili su occupazione e professionalità, il mantenimento dei poli e dei presìdi delle funzioni centrali, la tutela della rete delle filiali e l’assenza di mobilità territoriale imposta. La Fisac sollecita infine un confronto immediato e trasparente con tutti i soggetti coinvolti e una redistribuzione del valore prodotto dai dipendenti negli ultimi anni.