Il caso della morte di David Rossi è stato al centro dell’intervista trasmessa da Verissimo, il programma condotto da Silvia Toffanin su Canale 5. In studio sono state ospiti Antonella Tognazzi, moglie dell’ex responsabile della comunicazione di Banca Mps, e Carolina Orlandi, figlia acquisita dell’uomo. Le due donne hanno ribadito la necessità di fare luce sulla vicenda e di accertare le circostanze della morte avvenuta a Siena.
Rossi morì il 6 marzo 2013, dopo essere precipitato dalla finestra del suo ufficio nella sede di Banca Mps. Il caso era stato archiviato due volte come suicidio, ma negli ultimi anni sono emersi nuovi elementi e la vicenda è stata esaminata anche dalla Commissione parlamentare d’inchiesta. La Dda di Firenze ha quindi riaperto le indagini per omicidio. Restano inoltre aperti fascicoli presso le procure distrettuali di Brescia e Bologna.
Le dichiarazioni di Carolina Orlandi
Nel corso dell’intervista, Carolina Orlandi ha spiegato di non voler escludere alcuna ipotesi. Secondo la figlia acquisita, la Commissione parlamentare avrebbe contribuito a dimostrare, sulla base degli accertamenti svolti, che la morte di Rossi fu un omicidio. La stessa Orlandi ha però sottolineato che spetta ora alla magistratura verificare i fatti e individuare eventuali responsabilità, dopo l’apertura del nuovo procedimento.
Orlandi ha richiamato anche la durata dell’agonia dell’ex manager: secondo quanto emerso dalle immagini delle telecamere, Rossi sarebbe rimasto vivo per 22 minuti dopo la caduta. La donna ha inoltre sostenuto che le ferite riscontrate sul corpo, tra cui quelle al volto, all’inguine e agli avambracci, non sarebbero compatibili con una semplice caduta. Si tratta di valutazioni espresse nell’intervista e al centro degli accertamenti che dovranno essere approfonditi dagli investigatori.
Il ruolo delle procure
La riapertura dell’inchiesta è stata richiamata anche dal presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta, Gianluca Vinci, intervenuto in un’altra trasmissione televisiva. Vinci ha riferito dei contatti avuti con la procura di Siena per acquisire documentazione e ha spiegato che la Commissione ha svolto autonomamente una serie di verifiche, arrivando alla conclusione che si sarebbe trattato di un omicidio.
L’avvocato Paolo Pirani, che assiste il fratello e la madre di Rossi, ha ricordato che gli atti sono stati trasmessi alla Direzione distrettuale antimafia. La competenza, secondo quanto riferito, sarebbe cambiata in considerazione dell’ipotesi di un possibile movente mafioso. Vinci ha inoltre precisato che le precedenti archiviazioni non equivalgono a una sentenza definitiva, ma indicano che, in quel momento, non erano stati ritenuti sufficienti gli elementi per sostenere una diversa ricostruzione.
Antonella Tognazzi ha infine chiesto che, oltre alla verità sulla morte del marito, venga tutelata anche la sua memoria. La donna ha ricordato il dolore provato per il comportamento di alcune persone che considerava vicine a Rossi. Il nuovo procedimento dovrà ora verificare le diverse ipotesi investigative e ricostruire ciò che accadde prima e dopo la caduta dall’ufficio senese.