Audizioni parlamentari

Caso Rossi, a Siena scontro sulla commissione d’inchiesta

Ceccherelli sarà ascoltato il 3 novembre. Il difensore dell’ex banchiere contesta le accuse e il metodo seguito.

Caso Rossi, a Siena scontro sulla commissione d’inchiesta

Il caso David Rossi torna al centro del confronto politico e giudiziario. La commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte dell’ex responsabile della comunicazione di Banca Mps ha fissato per il 3 novembre l’audizione di Gabriele Ceccherelli, ex protagonista del calcio storico fiorentino, conosciuto con il soprannome di Zena.

A confermare la convocazione è l’avvocato Federico Bagattini, difensore di Ceccherelli. L’uomo è stato indicato come presunto organizzatore dell’atto intimidatorio nei confronti di Rossi, episodio che sarebbe poi sfociato nella morte del manager. Al momento, invece, non risulta programmata l’audizione di Giuseppe Mussari, ex presidente di Banca Mps, chiamato in causa dal presidente della commissione Gianluca Vinci come presunto mandante.

La posizione della difesa

Il legale di Mussari, Fabio Pisillo, ha contestato duramente l’ipotesi e il modo in cui la vicenda è stata resa pubblica. Secondo il difensore, l’ex banchiere non avrebbe altro da aggiungere e le sentenze richiamate dalla stampa nazionale dimostrerebbero l’inattendibilità della persona che lo ha accusato. Pisillo sostiene inoltre che il nome di Mussari sarebbe stato indicato falsamente dal solo Giampà.

L’avvocato ha criticato anche l’operato della commissione, sostenendo che non avrebbe verificato adeguatamente l’attendibilità dell’accusa prima di diffonderne i contenuti. A suo giudizio, se i commissari avessero voluto rendere Mussari consapevole delle contestazioni, avrebbero potuto trasmettergli direttamente la dichiarazione o mostrargliela nel momento della convocazione. Il legale ha parlato di danni e sofferenze definiti enormi.

Il confronto politico

Il presidente Gianluca Vinci ha respinto le critiche e ha difeso il lavoro della commissione. Secondo Vinci, è legittimo nutrire dubbi sui testimoni e ha ricordato che il Partito democratico non sarebbe stato presente quando l’organismo aveva accertato e dichiarato all’unanimità l’esclusione dell’ipotesi suicidaria per la morte di Rossi.

Il presidente ha aggiunto che proprio il Pd aveva successivamente chiesto di riascoltare i consulenti della precedente commissione, alcuni dei quali avevano sostenuto la tesi del suicidio. Marco Lacarra, Emiliano Fossi e Andrea Rossi hanno replicato che il tema principale dovrebbe essere la fuga di notizie e la conduzione dei lavori, contestando la diffusione di nomi e ipotesi prima delle verifiche.

Sulla vicenda è intervenuto anche Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Se le dichiarazioni attribuite a Vinci trovassero conferma, ha osservato, potrebbe porsi una questione legata alla violazione del segreto investigativo. Vinci ha comunque ribadito che la commissione intende proseguire senza fermarsi davanti alle contestazioni, alle intimidazioni o ai tentativi di delegittimazione.