Le famiglie di David Rossi chiedono che siano le procure a verificare quanto emerso dai lavori della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte del manager. Dopo la diffusione di alcuni nominativi indicati come possibili mandanti o esecutori, i familiari hanno scelto la cautela e hanno affidato ai propri legali la richiesta di un accertamento giudiziario completo.
Il fratello di Rossi, Ranieri, e la madre Vittoria Ricci, 89 anni, hanno espresso, attraverso l’avvocato Paolo Pirani, «profondo sconcerto» per le indicazioni emerse. Secondo quanto riferito dal legale, il carattere inatteso dei nomi avrebbe provocato ulteriore turbamento, aggiungendosi al dolore per la perdita e all’attesa di verità e giustizia che dura da oltre 13 anni.
La richiesta di un vaglio giudiziario
Pirani ha sottolineato che i familiari non chiedono l’individuazione di un responsabile a ogni costo. La loro richiesta è che le eventuali responsabilità siano ricercate e accertate nel rispetto delle garanzie previste dalla legge e del principio costituzionale di non colpevolezza. Per questo, Ranieri Rossi e Vittoria Ricci non intendono esprimere valutazioni sui nominativi emersi e chiedono che venga rispettata la loro scelta di riserbo.
Una posizione analoga è stata espressa da Antonella Tognazzi, moglie del manager, e dalla figlia Carolina Orlandi, assistite dall’avvocato Carmelo Miceli. Il legale ha parlato di sgomento per le notizie relative alla presunta individuazione di mandanti ed esecutori e ha ribadito che la valutazione sull’attendibilità delle testimonianze e dei nomi non spetta alle cronache, ma deve essere affidata esclusivamente alla magistratura.
La famiglia: nessuna condanna mediatica
Miceli ha definito necessario un rigoroso esame da parte dell’autorità giudiziaria, ricordando che la famiglia attende da tempo un intervento della magistratura sulla vicenda. Tognazzi e Orlandi chiedono che gli elementi raccolti dalla commissione siano trasmessi e analizzati da una procura della Repubblica, nel pieno rispetto del contraddittorio e dei diritti di tutte le parti coinvolte.
La famiglia, ha aggiunto il legale, non si accontenta di verità proclamate attraverso i media e pretende un processo giusto, nel quale esercitare i propri diritti di persone offese. L’obiettivo indicato è che sia un’aula giudiziaria a individuare e condannare, sulla base delle prove, i responsabili dell’omicidio.
Non viene esclusa a priori alcuna ipotesi investigativa, compresa quella della cosiddetta pista interna. Allo stesso tempo, Miceli ha respinto il rischio di una condanna sommaria e mediatica, precisando che l’eventuale inattendibilità di singoli elementi o testimoni non dovrebbe compromettere il lavoro e le risultanze raccolte nel corso degli anni.
Entrambi i nuclei familiari hanno infine espresso gratitudine alla commissione presieduta dall’onorevole Vinci e chiesto che la magistratura inquirente acquisisca gli atti, apra un procedimento per l’omicidio di Rossi e svolga tutti gli accertamenti necessari. Nelle due note diffuse dagli avvocati non vengono citati i nomi emersi durante i lavori parlamentari.