Il rapporto tra David Rossi e Giuseppe Mussari ha attraversato oltre dieci anni della vita pubblica e finanziaria di Siena. Un legame professionale nato negli ambienti istituzionali della città e proseguito prima alla Fondazione Mps, poi alla Banca Monte dei Paschi di Siena, dove Mussari arrivò alla presidenza e Rossi assunse un ruolo centrale nella comunicazione.
Dagli incarichi pubblici alla banca
Rossi aveva lavorato a Palazzo Pubblico al fianco dell’allora sindaco Pierluigi Piccini, distinguendosi per un approccio innovativo alla comunicazione. Quando Mussari approdò alla Fondazione Mps, dopo il cambio degli equilibri che aveva escluso Piccini dalla guida di Palazzo Sansedoni, scelse Rossi come collaboratore. La collaborazione proseguì anche quando l’avvocato divenne presidente di Banca Mps, in una fase segnata da decisioni e passaggi ai vertici che suscitarono ampia attenzione.
Il rapporto si interruppe progressivamente nel 2012, dopo le difficoltà legate alla gestione della banca e all’impatto dell’operazione Antonveneta sui conti di Rocca Salimbeni. Mussari lasciò la presidenza di Banca Mps e, successivamente, anche quella dell’Abi, nel gennaio 2013. Rossi, invece, rimase alla guida dell’ufficio comunicazione dell’istituto. Secondo quanto riferito dallo stesso Mussari, da quel momento i contatti si allentarono fino a cessare, anche per il ruolo ricoperto da Rossi all’interno della banca.
L’audizione sulla morte di Rossi
Mussari non è stato ascoltato dall’attuale commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Rossi, ma dalla precedente, presieduta da Pierantonio Zanettin. L’audizione si svolse il 16 febbraio 2022 e durò circa quattro ore. In quell’occasione l’ex presidente di Rocca Salimbeni parlò anche dell’ultimo incontro con Rossi, avvenuto durante una cena di Natale nel dicembre 2012, quando era ancora alla guida dell’Abi.
Nel corso della testimonianza, Mussari spiegò che dopo il gennaio 2013 il quadro era cambiato radicalmente e che si erano attivati, a suo avviso, meccanismi di difesa reciproca. Disse di essere diventato il principale bersaglio delle critiche, mentre Rossi gestiva la comunicazione di una banca che si trovava inevitabilmente in posizione contrapposta rispetto all’ex presidente.
L’avvocato dichiarò inoltre di voler stare dalla parte della moglie di Rossi, Antonella Tognazzi, e dei familiari che chiedono ulteriore chiarezza sulla vicenda. Pur riconoscendo l’esistenza di risultati formali delle inchieste, affermò di non poter restare indifferente alle richieste della famiglia e di non avere ancora la forza di affrontare direttamente tutti gli atti del caso.
Durante l’audizione Mussari espresse anche dubbi sulla riconducibilità dei foglietti lasciati alla moglie al modo di comunicare dell’uomo che aveva conosciuto. Ricordò il carattere inizialmente riservato di Rossi e il rapporto costruito soprattutto attraverso il silenzio e una comune sensibilità per il bello, il giusto e l’architettura. Citò infine alcune iniziative di comunicazione ideate da Rossi, tra cui quella legata al lancio della fibra ottica e una presentazione dedicata a Corto Maltese, ritenendole lontane, per stile e impostazione, dai messaggi attribuiti al manager prima della morte.