«È stato un incidente». Fernando Porras Baloy ha ribadito questa versione durante la deposizione davanti alla Corte d’Assise di Siena, nel processo per la morte della compagna Yuleisy. L’esame dell’imputato è durato circa cinque ore, con una pausa di mezz’ora. Secondo il suo racconto, il colpo sarebbe partito accidentalmente dal fucile che l’uomo teneva nell’abitazione di via del Villino, dove il 10 agosto 2024 la donna rimase ferita a morte.
Porras Baloy ha spiegato di non aver avuto intenzione di colpire la compagna e di aver avuto difficoltà con la cartuccia e con la leva dell’arma. La vittima, 33 anni, cuoca in diversi locali del centro storico di Siena, fu raggiunta da un unico colpo alla radice del naso. «L’amavo veramente, ci tenevo a lei», ha detto l’imputato, ricordando che nel telefono Yuleisy era registrata come la mia regina.
Le contestazioni della procura
Nel corso dell’udienza, il procuratore Andrea Boni, affiancato dal pm Niccolò Ludovici, ha evidenziato quelle che ritiene contraddizioni nella ricostruzione dell’imputato. Una delle principali riguarda la provenienza del fucile: in un interrogatorio dell’11 agosto 2024 Porras Baloy aveva dichiarato di averlo trovato per strada, vicino a un sacco trasparente. In aula ha invece riferito che l’arma gli sarebbe stata consegnata da un conoscente.
L’uomo ha raccontato di aver preso il fucile dopo un tentato furto, per difendersi, e di averlo tenuto per un periodo in soffitta prima di custodirlo scarico dentro il letto. Il procuratore gli ha contestato anche il fatto che in precedenza non avesse parlato dei problemi con la leva. Il presidente della Corte, Fabio Frangini, ha posto numerose domande proprio sulle modalità di conservazione e di funzionamento dell’arma.
Gelosia, rapporti e soccorsi
Un altro passaggio dell’esame ha riguardato i rapporti della coppia e i litigi legati alla gelosia. Porras Baloy ha ammesso che Yuleisy conosceva l’esistenza di una sua ex compagna e che tra loro c’erano discussioni frequenti. Ha inoltre sostenuto che anche la donna avesse avuto altre relazioni, riferendo che un conoscente gli avrebbe inviato circa trenta fotografie che non sarebbero più presenti sul suo telefono. Sono state richiamate anche alcune immagini intime scambiate dall’imputato con una ex.
I legali della famiglia della vittima, Michele Bellandi e Vincenzo Di Benedetto, hanno insistito sui temi della gelosia e dei precedenti contrasti. All’imputato è stato contestato anche di aver chiamato prima lo zio e il padre del 118. In aula sono state inoltre richiamate intercettazioni nelle quali avrebbe detto che gli conveniva l’omicidio colposo. Porras Baloy ha negato di aver mai picchiato la compagna, mentre l’accusa ha ricordato le testimonianze di conoscenti e colleghi della donna.
Nella parte conclusiva della deposizione, l’imputato ha chiesto perdono ai familiari di Yuleisy, presenti anche all’udienza. «Non avevo la minima intenzione di farle del male», ha dichiarato. Porras Baloy si trova tuttora detenuto nel carcere di Santo Spirito. La prossima udienza è fissata per il 26 ottobre, quando saranno ascoltati i testimoni della difesa.