Banca Mps non intende, almeno per il momento, rinviare l’assemblea dei soci convocata per il 29 ottobre. Al termine del consiglio di amministrazione straordinario, l’istituto senese ha diffuso una lunga nota di risposta alle posizioni espresse da Intesa Sanpaolo, confermando la volontà di difendere il percorso industriale già avviato.
Al centro dello scenario c’è la fusione con Mediobanca, considerata da Mps il passaggio principale del progetto di riorganizzazione. Intesa Sanpaolo ha vincolato la propria offerta alla bocciatura dell’operazione, insieme alle due offerte pubbliche di acquisto e scambio su Banco Bpm e Banca Generali. Il confronto tra i due gruppi si è intensificato dopo il rilancio dell’offerta annunciato da Intesa e il sostegno comunicato da Delfin e dal gruppo Caltagirone.
Due configurazioni industriali
Nelle sue considerazioni preliminari sul comunicato di Intesa Sanpaolo, Mps parla di due configurazioni industriali differenti. Secondo la banca guidata dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio, il proprio progetto rappresenta la naturale evoluzione dell’operazione Mediobanca, preserva l’identità dell’istituto e punta ad aumentare il valore per gli azionisti attraverso una maggiore scala, la diversificazione delle fonti di ricavo e una partecipazione significativa al capitale e al valore futuro del gruppo risultante.
La banca contesta inoltre la valutazione dell’offerta concorrente, sostenendo che il premio proposto da Intesa Sanpaolo resti inferiore a quello mediamente osservato in operazioni volontarie comparabili nel settore bancario italiano. Il riferimento indicato nella nota è una media di circa il 30 per cento rispetto al prezzo ufficiale precedente all’annuncio.
Il nodo della fusione
Un passaggio specifico della nota riguarda il procedimento societario relativo a Mediobanca. Mps ricorda che il progetto di riorganizzazione del gruppo è stato approvato il 17 febbraio 2026, mentre quello di fusione è stato approvato il 10 marzo 2026 e comprendeva già le successive operazioni di scissione. Per l’istituto, l’integrazione risponde quindi a un autonomo razionale industriale e regolamentare ed è funzionale alla semplificazione della struttura del gruppo.
Il consiglio di amministrazione interviene anche sul ruolo di Siena e della Toscana, dopo le aperture manifestate da Intesa Sanpaolo. Mps giudica positivo il riconoscimento, ma sottolinea che la centralità della città non dipenderebbe soltanto dal mantenimento di una sede o di un marchio, bensì dalle funzioni decisionali, strategiche e industriali che vi saranno effettivamente esercitate.
Secondo la banca, in caso di piena realizzazione del progetto, il gruppo risultante rafforzerebbe la presenza di un operatore nazionale indipendente e dotato di una scala significativa, ampliando la possibilità di scelta per famiglie, imprese e territori. Il cda e il management assicurano infine che continueranno a valutare ogni iniziativa ritenuta utile a tutelare e accrescere il valore della partecipazione degli azionisti. Al momento, dunque, non vengono indicati progetti alternativi alla difesa del percorso che da Mediobanca ha portato alle offerte su Banco Bpm e Banca Generali. L’assemblea del 29 ottobre si annuncia così decisiva per il futuro di Mps.