L’Aquila ha celebrato la vittoria nel Palio di luglio con una serata dedicata alla Contrada, al suo popolo e a tutte le persone che hanno contribuito al successo. La festa, attesa da 34 anni, si è conclusa con i fuochi d’artificio che hanno illuminato il Duomo di Siena, suggellando una giornata rimasta a lungo nel desiderio degli aquilini.
Al tavolo d’onore, insieme al priore Gabriele Fattorini, era presente l’intero seggio. Il priore ha sottolineato l’importanza di condividere oneri e onori, ringraziando una comunità nella quale, ha detto, non devono esserci comparse ma soltanto protagonisti. Nel suo intervento ha definito la serata il coronamento di un sogno e ha parlato dell’inizio di una nuova stagione per la Contrada.
Il ruolo del capitano e dello staff
Fattorini ha riconosciuto il contributo del fantino Giovanni Atzeni, detto Tittia, del capitano Duccio Carapelli, della stalla e dei giovani della Contrada. Professionalità, determinazione, esperienza e serenità, secondo il priore, hanno permesso all’Aquila di affrontare la corsa senza lasciarsi condizionare dal lungo digiuno. Durante la cena sono stati inoltre abbracciati gli alleati della Civetta e del Drago, presenti con i loro omaggi.
Carapelli ha ricordato le situazioni complesse affrontate dallo staff e dalla Contrada, spiegando che sono state superate con forza e determinazione. Il capitano ha definito il Palio di luglio una grande sfida e ha ammesso di aver sentito la responsabilità di non deludere le aspettative. L’Aquila, ha aggiunto, si è presentata al canape con le carte in regola, riuscendo a conquistare una vittoria che non considera personale, ma dell’intera Contrada.
L’augurio a Tittia
Nel corso della serata Carapelli si è rivolto direttamente a Tittia, ricordando che nel mondo del Palio, come in ogni altro ambito, le persone più forti sono anche quelle maggiormente esposte alle critiche. Il capitano ha sottolineato la capacità del fantino di trasformare i pregiudizi in risultati e gli ha augurato nuovi successi, compreso il possibile raggiungimento dei record che ancora insegue proprio con i colori dell’Aquila.
Atzeni ha ridimensionato il proprio ruolo, definendosi soltanto un passeggero e attribuendo il risultato alla Contrada. Con una battuta ha poi ribattezzato Carapelli Duccione, dopo averlo sempre chiamato Duccino, riconoscendogli il merito di avergli trasmesso un’Aquila leggera nonostante il peso dell’attesa durata 34 anni.
Il fantino ha quindi ringraziato tutte le componenti della Contrada, dai guardia-fantino ai mangini, fino alla stalla e al priore. Vincere a Siena dopo un digiuno così lungo, ha spiegato, era un sogno. Ora, superato lo scoglio più difficile, resta la voglia di divertirsi e di scrivere altre storie, con la convinzione che il futuro possa essere affrontato con maggiore semplicità.