Si è svolta a Siena, il 25 settembre, la cerimonia per i cento anni del serbatoio di Vico Alto, infrastruttura realizzata per raccogliere e distribuire in città l’acqua proveniente dalle sorgenti amiatine del Vivo. L’iniziativa è stata organizzata dal Comune di Siena e da Acquedotto del Fiora, gestore del servizio idrico, con l’obiettivo di ripercorrere il ruolo svolto dall’impianto nella storia dell’approvvigionamento cittadino.
La giornata si è aperta con un intervento storico curato da Benedetto Bargagli Petrucci. Sono quindi intervenuti la sindaca di Siena Nicoletta Fabio e il presidente di Acquedotto del Fiora Roberto Renai. All’evento hanno partecipato anche l’assessore comunale Massimo Bianchini, l’amministratrice delegata del Fiora Anna Varriale e il componente del consiglio di amministrazione Andrea Corsi. Al termine degli interventi è stata scoperta una targa commemorativa collocata sulla parte esterna dell’edificio.
Dalle sorgenti dell’Amiata alla rete cittadina
L’ipotesi di realizzare un serbatoio terminale era già contenuta nel progetto di massima dell’acquedotto del Vivo d’Orcia del 1895. Gli studi successivi indicarono questa soluzione come la più economica rispetto alle alternative allora esaminate. La struttura fu progettata da Luciano Conti nel 1905, ma difficoltà progettuali e finanziarie ne rallentarono la realizzazione. Nel 1924 il progetto venne ridimensionato da Mario Vanni e l’impianto fu inaugurato nel 1926.
Il serbatoio aveva il compito di rendere più uniforme la distribuzione dei carichi piezometrici nella rete idrica urbana e di ridurne le oscillazioni durante il passaggio dai periodi di maggiore a quelli di minore consumo. Una funzione rilevante per garantire la stabilità e la tenuta delle condotte. L’infrastruttura rappresentava così un passaggio importante nel processo di ampliamento e modernizzazione del sistema idrico di Siena.
I danni della guerra e la ricostruzione
Il 28 giugno 1944, durante la ritirata, l’esercito tedesco minò alcuni apparati del serbatoio, provocando danni tali da renderlo inutilizzabile per diversi mesi. Tra il 1946 e il 1947, grazie all’intervento delle truppe alleate e all’utilizzo dei fondi destinati ai danni di guerra, l’impianto tornò a funzionare parzialmente. La ricostruzione definitiva e il collaudo furono completati nel 1948 dall’ingegnere Andrea Mascagni, che modificò il disegno rispetto al progetto originario.
La targa svelata durante la cerimonia richiama il valore storico dell’opera, il legame tra l’arrivo dell’acqua dal Vivo d’Orcia e lo sviluppo della città, oltre all’impegno per la tutela della risorsa idrica e la sostenibilità. È stato inoltre rinnovato il pannello dedicato a Luciano Conti, mantenendo la precedente impostazione grafica e i loghi istituzionali. La commemorazione si è conclusa con una visita guidata all’interno dell’impianto.
Secondo i dati forniti da Acquedotto del Fiora, il serbatoio alimenta oggi 280 chilometri di rete e circa 22mila utenze direttamente collegate. Ogni anno distribuisce oltre 5,5 milioni di metri cubi d’acqua provenienti dalle dorsali del Vivo e dai pozzi del Luco, con una capacità di compenso pari a 5mila metri cubi. Sul sito del gestore è stata pubblicata una sezione dedicata al centenario, con informazioni storiche e immagini d’archivio.