Il futuro del punto nascita di Campostaggia resta al centro del confronto tra Regione, Asl e amministratori della Valdelsa. Dopo la visita all’ospedale di Nottola, l’assessora regionale alla Sanità Monia Monni ha effettuato un sopralluogo nel presidio ospedaliero, incontrando gli operatori e i rappresentanti istituzionali del territorio. Al termine della visita ha ribadito che, anche nel caso di una riorganizzazione, in Valdelsa si continuerà a partorire in sicurezza.
Con Monni erano presenti la direttrice generale facente funzione dell’Asl Toscana sud est Biancamaria Rossi, la direttrice sanitaria Barbara Innocenti, la direttrice dell’ospedale di Campostaggia Lucia Grazia Campanile, la sindaca di Poggibonsi Susanna Cenni, presidente della Società della Salute Alta Val d’Elsa, e la direttrice della Società della Salute Laura Tattini. L’assessora ha visitato i reparti di Ostetricia e Ginecologia, Pediatria e Neonatologia, Oncologia medica e Chirurgia generale.
Il nodo delle nascite sotto soglia
Il tema principale della giornata è stato il mantenimento del servizio ostetrico. Campostaggia è una delle tre strutture toscane, insieme a Valdarno e Nottola, che registrano meno di 500 parti all’anno. La soglia indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità è alla base delle valutazioni del Comitato nascite nazionale, finora poco incline a concedere deroghe. Per questo, nella richiesta della Regione, assume un peso decisivo la qualità delle prestazioni e dell’assistenza garantita alle famiglie.
È previsto un confronto con il Tavolo adempimenti, organismo collegato al ministero dell’Economia, insieme al Comitato nascite e al ministero della Salute. Saranno questi soggetti a esaminare la possibilità di una deroga. Monni ha spiegato che le soglie non sono messe in discussione, ma ha sottolineato la necessità di evitare lo svuotamento dei territori mentre si punta a una sanità più vicina ai cittadini. Secondo l’assessora, Campostaggia può presentare un’esperienza caratterizzata dall’integrazione tra Pediatria, Ostetricia e Ginecologia, oltre che da un percorso di assistenza prima, durante e dopo la gravidanza.
L’ipotesi dell’integrazione con Siena
Nel caso in cui la richiesta basata sulla qualità dei servizi non venisse accolta, resterebbe un secondo piano organizzativo. Il progetto prevederebbe un’integrazione delle équipe tra l’ospedale di Campostaggia e il policlinico Le Scotte di Siena, con l’obiettivo di mantenere attivo il punto nascita. I parti fisiologici e il percorso pre e post nascita continuerebbero a essere svolti in Valdelsa, mentre le situazioni di maggiore complessità verrebbero indirizzate al policlinico senese.
Al termine dell’incontro con i sindaci e i professionisti dell’ospedale, Monni ha espresso ottimismo sulla possibilità di individuare un modello organizzativo capace di tutelare la sicurezza di madri e bambini e, allo stesso tempo, di preservare il servizio sul territorio. Il confronto istituzionale dovrà ora chiarire quale delle due soluzioni potrà essere applicata per garantire il futuro del punto nascita di Campostaggia.