Politica interna

Ceccherini chiede più pluralismo nel Pd e difende Mps

L’ex amministratore sollecita confronto aperto e unità sulle scelte bancarie senesi.

Ceccherini chiede più pluralismo nel Pd e difende Mps

Fabio Ceccherini, ex presidente della Provincia di Siena ed ex sindaco di Poggibonsi, è tornato a impegnarsi nel Partito democratico come coordinatore della mozione Radici del futuro, che ha candidato Giacomo Bassi al congresso provinciale. In un’intervista ha analizzato gli equilibri del partito dopo l’elezione di Nico Bartalini alla segreteria provinciale, indicando nel pluralismo interno uno dei principali nodi da affrontare.

Il confronto dentro il partito

Secondo Ceccherini, il congresso ha portato alla guida del Pd una persona che ha mostrato capacità e volontà di innovare, ma non ha risolto le questioni interne ed esterne al partito. Tra queste, l’ex amministratore individua la difficoltà crescente nel gestire il dissenso e, più in generale, la differenza di opinioni.

Come esempio cita il caso di Riccardo Vannetti, manager coinvolto nella sfida elettorale di Colle in una fase considerata difficile per il Pd. Ceccherini ricorda che, dopo una campagna elettorale capace quasi di ribaltare un pronostico ritenuto sfavorevole, Vannetti sarebbe stato progressivamente messo ai margini. A suo giudizio, il partito rischia così di chiudersi in gruppi dirigenti ristretti. L’auspicio espresso è che il nuovo segretario possa rimuovere quelli che definisce blocchi evidenti.

Ceccherini riconosce che il risultato congressuale e l’elezione di Bartalini sono stati netti, ma sottolinea una diversa distribuzione delle forze alla partenza, con sindaci e titolari di incarichi schierati prevalentemente da una parte. Questo, sostiene, non dovrebbe però impedire al Pd di mantenere aperto il confronto e di elaborare proposte sui temi prioritari, a partire da sanità e infrastrutture.

Il rapporto con le realtà civiche e il futuro di Mps

Sul piano delle alleanze, l’ex presidente della Provincia considera necessario un dialogo con le realtà civiche, soprattutto nei principali centri del territorio. Il confronto programmatico, secondo la sua impostazione, dovrebbe svolgersi alla pari, riconoscendo il ruolo che queste esperienze hanno nella rappresentanza delle città. Né il Pd né il cosiddetto campo largo, aggiunge, dovrebbero puntare sull’autosufficienza.

Un altro passaggio dell’intervista riguarda il futuro di Banca Monte dei Paschi di Siena. Ceccherini considera potenzialmente molto gravi le conseguenze di uno smembramento dell’istituto e delle sue funzioni strategiche. Ha inoltre valutato positivamente i recenti passaggi unitari delle istituzioni senesi e toscane a sostegno dell’integrità e dell’autonomia della banca, oltre all’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Ripensando agli anni dell’operazione Antonveneta, periodo nel quale ricopriva ruoli istituzionali di primo piano, Ceccherini sostiene che molte decisioni decisive siano state assunte al di fuori del controllo di Siena. A suo giudizio, il territorio non seppe reagire in modo unitario e le principali scelte strategiche, dalla Banca del Salento ad Antonveneta, furono definite su altri tavoli. In quella fase, conclude, la classe politica e il management del Monte potrebbero non aver avuto gli strumenti necessari per affrontare il nuovo scenario della finanza seguito alla trasformazione della banca in società per azioni.