Il problema segnalato non riguarda soltanto la disponibilità di cibo, ma la possibilità di consumare un pasto adeguato e dignitoso durante un servizio di lunga durata. A sollevare la questione è il personale del Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena impegnato nei reparti e nei servizi caratterizzati da continuità operativa e alta intensità assistenziale.
Le difficoltà riguardano soprattutto anestesisti rianimatori e chirurghi, ma interessano anche altri operatori che, per garantire la continuità delle cure, non possono allontanarsi dal luogo di lavoro. Le segnalazioni, riferite ai primi di giugno, sono proseguite nonostante i solleciti e si sono aggravate dopo la modifica delle modalità di erogazione del servizio sostitutivo mensa.
Il cambiamento del servizio
In precedenza, chi era impegnato in un turno di dodici ore poteva prenotare telefonicamente il pasto presso la mensa ospedaliera. La pietanza veniva quindi consegnata nominalmente sul posto di lavoro, consentendo agli operatori di usufruire di un pasto completo e bilanciato e di scegliere ogni giorno tra diverse proposte di menù.
Questo sistema è stato successivamente sospeso, secondo quanto riferito, senza una comunicazione preventiva al personale. Tra le motivazioni indicate dall’Azienda vi sarebbero difficoltà legate alla disponibilità di spazi idonei per la distribuzione. Al servizio precedente è stato sostituito un sacchetto alimentare composto in prevalenza da prodotti freddi, tra cui affettati e formaggi preconfezionati, senza una dotazione ritenuta adeguata per consumare il pasto.
Per i lavoratori, la soluzione non risponde alle esigenze di chi affronta attività prolungate e particolarmente impegnative. La questione non viene posta in termini di semplice accesso a generi alimentari, ma riguarda la qualità, l’equilibrio nutrizionale e la concreta fruibilità del pasto durante l’orario di servizio.
Le richieste dei lavoratori
Il punto critico è rappresentato dall’impossibilità di recarsi fisicamente in mensa nei servizi dove non è possibile lasciare il presidio. In queste situazioni, proprio gli operatori chiamati a garantire senza interruzioni l’assistenza rischiano di non poter usufruire in modo effettivo delle opportunità previste per il resto del personale.
La vicenda viene quindi collegata anche all’organizzazione del lavoro e alla tutela del benessere psicofisico degli operatori. Un servizio di dodici ore consecutive richiede condizioni che permettano di alimentarsi e recuperare durante la giornata. La possibilità teorica di accedere alla mensa, osservano i dipendenti, non è sufficiente quando le esigenze assistenziali impediscono concretamente di lasciare il reparto o il servizio.
L’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese sarebbe impegnata nella ricerca di possibili soluzioni. Al momento, tuttavia, non risultano presentate al personale interessato proposte definitive in grado di superare la criticità. Tra le ipotesi avanzate dai lavoratori figurano il ripristino della consegna nei luoghi di lavoro, almeno nei servizi dove non è possibile allontanarsi, l’accesso prioritario alla mensa e procedure dedicate per prenotazione e distribuzione.
È stata inoltre prospettata la possibilità di riconoscere un buono pasto utilizzabile negli esercizi convenzionati. In attesa di un assetto definitivo, anche misure temporanee, come fasce orarie o file riservate agli operatori in servizio, potrebbero ridurre i disagi organizzativi.
Resta da chiarire quali atti abbiano determinato la modifica e se l’attuale modalità possa essere considerata equivalente, sotto il profilo qualitativo e funzionale, al precedente sistema. Nel frattempo, il personale continua a segnalare la difficoltà di affrontare l’intera durata del servizio senza una soluzione realmente adeguata per il proprio pasto.