Credito e occupazione

Cgil: il risiko Mps può pesare su lavoro e territorio

La segretaria Alice D’Ercole sollecita passaggi ufficiali e una valutazione che tenga conto delle conseguenze collettive.

Cgil: il risiko Mps può pesare su lavoro e territorio

Il futuro di Monte dei Paschi di Siena non riguarda soltanto i dipendenti direttamente coinvolti nelle possibili operazioni di aggregazione. Secondo la Cgil, il cosiddetto risiko bancario potrebbe incidere anche sul modello di istituto che emergerà e sul rapporto tra il sistema del credito e l’economia senese. A esprimere la preoccupazione è Alice D’Ercole, segretaria provinciale del sindacato.

Le ricadute su dipendenti e indotto

La prima conseguenza indicata dalla Cgil riguarda l’occupazione, sia all’interno della banca sia nelle attività collegate. D’Ercole richiama in particolare il sistema degli appalti e dei servizi che interessa le filiali, la direzione generale e le diverse funzioni dell’istituto. Un eventuale ridimensionamento, nella lettura del sindacato, potrebbe quindi coinvolgere anche l’indotto che ruota attorno al gruppo.

La discussione, per la rappresentante della Cgil, non può essere limitata ai numeri dell’operazione finanziaria. Mps viene descritto come un modello di credito che, nonostante le difficoltà attraversate, ha continuato a sostenere il tessuto economico locale. La banca è stata risanata nel 2017 anche attraverso l’intervento dello Stato, che allora acquisì il 68% delle azioni, oltre al contributo dei dipendenti, indicati come determinante per il superamento della crisi.

Il peso dell’economia provinciale

Il legame con l’area senese viene considerato particolarmente delicato per la composizione del sistema produttivo provinciale. D’Ercole ricorda che il 98% delle aziende ha meno di dieci addetti, con una media di 4,5 lavoratori per impresa. In questo quadro, la Cgil segnala anche una situazione occupazionale già difficile: circa 1.500 persone hanno perso o stanno perdendo il posto, mentre la cassa integrazione straordinaria è aumentata del 1.861%.

Per queste ragioni, il sindacato chiede che le decisioni sul futuro del gruppo siano valutate considerando anche le conseguenze sociali e produttive. Il riferimento è all’articolo 41 della Costituzione, che riconosce la libertà dell’iniziativa privata ma la collega alla responsabilità sociale. Le rassicurazioni ricevute finora, sottolinea D’Ercole, sono arrivate attraverso dichiarazioni pubbliche e non si sono ancora tradotte in passaggi formali. La Cgil parteciperà al consiglio comunale, mentre al governo viene chiesto di utilizzare gli strumenti a disposizione per sostenere le istanze del territorio. Il timore espresso è che l’operazione possa produrre ricadute sociali pesanti, analoghe a quelle che lo Stato aveva cercato di evitare con l’intervento del 2017.