Il futuro di Monte dei Paschi di Siena preoccupa le piccole e medie imprese del territorio. A esprimere la posizione della Cna è il presidente Fabio Petri, che chiede di evitare lo smembramento dell’istituto e di preservare il ruolo costruito negli anni nei rapporti con il tessuto produttivo senese.
Secondo Petri, il tema riguarda soprattutto le imprese di dimensioni ridotte, che rappresentano oltre il 90% delle aziende iscritte alle Camere di commercio. Il presidente richiama i dati della Banca d’Italia, secondo cui negli ultimi tredici anni il credito destinato alle piccole imprese è diminuito di circa il 46%, con una contrazione più marcata rispetto a quella registrata per il totale dei residenti e per le società non finanziarie.
Il timore per il territorio
La Cna teme che le decisioni sul futuro di Mps possano creare nuove tensioni per le aziende e avere conseguenze anche sul piano occupazionale. Il problema, osserva Petri, non riguarda soltanto Siena, ma si inserisce in una situazione nazionale caratterizzata dall’assenza di un terzo e di un quarto polo bancario capaci di mantenere una specializzazione nei rapporti con le piccole imprese e con i diversi territori.
Petri cita inoltre una perdita di 83 miliardi di reddito per le piccole imprese nell’arco di dieci anni. Una riduzione che, a suo giudizio, ha inciso sulla capacità di investimento e sul sostegno all’economia reale. Il presidente della Cna sottolinea così il valore della relazione storica tra Mps e il mondo produttivo locale, considerandola un patrimonio da difendere.
Il ruolo delle istituzioni
Sulla possibilità che sia la Borsa a determinare l’esito della partita, la posizione della Cna è netta: per Petri non si può lasciare al solo mercato una scelta ritenuta strategica per il Paese. Il riferimento è anche alle misure adottate da altri governi europei per porre condizioni alle operazioni bancarie. In questo quadro, l’associazione valuta positivamente la scelta del Ministero dell’Economia e delle finanze di non cedere la propria quota.
Secondo il presidente, le fusioni realizzate in passato hanno prodotto un arretramento nei rapporti con i territori e insistere sulla stessa direzione potrebbe rafforzare un oligopolio dominato da due grandi banche. Pur riconoscendo la necessità di una prospettiva europea e internazionale per il sistema italiano, Petri avverte che la competitività non dovrebbe tradursi in un ulteriore indebolimento delle economie locali.
La preoccupazione si inserisce in un quadro che la Cna definisce particolarmente complesso. Alle incertezze del settore del credito si aggiungono l’aumento dei costi, il caro carburanti e le difficoltà della manifattura italiana. Per Petri, il comparto ha bisogno di sostegno e non di nuovi arretramenti, in una fase in cui la ripresa del mondo produttivo viene descritta come incerta e faticosa.