Dopo la corsa

Tamurè: «Ho dimostrato di poter fare il Palio»

Il fantino dell’Istrice racconta la mossa, il duello con la Lupa e il rapporto con la contrada

Tamurè: «Ho dimostrato di poter fare il Palio»

Federico Tamurè considera il Palio corso nell’Istrice una conferma delle proprie capacità. In sella ad Ares, il sauro che allena, il fantino ha affrontato una corsa difficile, segnata da una mossa lunga e da una rivale, la Lupa, partita in una posizione favorevole. Il risultato finale non gli ha permesso di puntare direttamente alla vittoria, ma la prestazione lo ha convinto di avere la lucidità necessaria per competere ad alto livello.

La fiducia dell’Istrice è arrivata quando ad Ares è stato assegnato Tamurè. Una scelta accolta senza esitazioni, nonostante il contesto particolarmente impegnativo e la presenza di una contrada rivale molto competitiva. Il fantino ha spiegato che montare un cavallo da corsa rende più semplice affrontare un Palio di quel tipo e ha ammesso che quella è stata probabilmente la prima occasione in cui ha potuto gareggiare davvero con un soggetto di quel livello.

Una mossa complicata

La partenza ha condizionato la strategia dell’Istrice. La Lupa era al primo posto, la Chiocciola accanto e Tamurè al sesto. In quella situazione, secondo il fantino, l’unica possibilità era provare a partire davanti alla rivale. La mossa è stata annullata più volte e si è protratta a lungo. Tamurè ha giudicato complessivamente positiva la direzione del mossiere Bircolotti, sottolineando la difficoltà di controllare tutte le situazioni presenti tra i canapi. A suo avviso, almeno una delle partenze avrebbe potuto essere ritenuta valida, ma la complessità dell’allineamento rendeva comunque comprensibili le decisioni prese.

All’avvio della corsa Tamurè si è trovato all’inseguimento di Tittia, in testa su Anda e bola, insieme a Selva e Torre. Dopo un buon passaggio a San Martino, è riuscito a superare la Torre all’interno, portandosi in terza posizione. Per circa un giro e mezzo ha seguito l’andamento della gara, poi ha iniziato a concentrarsi sulla rimonta della Lupa, arrivata con grande velocità. Da quel momento, ha raccontato, il suo obiettivo è diventato impedirle di recuperare terreno.

Il duello con la Lupa

Tamurè ha quindi cercato di accompagnare la rivale verso l’esterno al palco delle comparse, costringendola a una traiettoria più larga e facendole perdere spazio. Nel corso del confronto ci sono stati anche alcuni nerbate, considerate dal fantino parte delle dinamiche del gioco e delle rivalità. Il duello ha avuto per lui anche un peso personale, perché l’avversario era Dino, indicato come il suo maestro e come un fantino e un uomo di grande valore.

La corsa si è conclusa dopo tre giri. Tamurè ha riconosciuto di essere caduto due volte per responsabilità propria, distinguendo però gli episodi dagli altri momenti della gara. Al di là delle valutazioni dei sostenitori e dei detrattori, ritiene di avere dimostrato di essere un fantino capace di affrontare il Palio con lucidità e preparazione. Il prossimo obiettivo, ha detto, è compiere un ulteriore salto di qualità, possibilmente avendo ancora a disposizione un cavallo da corsa.

Il rapporto con l’Istrice si è chiuso, almeno per questa occasione, con parole di apprezzamento reciproco. Il capitano Claudio Pagliantini si è complimentato con lui, lo ha abbracciato e lo ha ringraziato per avere rispettato gli impegni presi. Tamurè ha definito la contrada una realtà capace di restituire il cuore ricevuto e ha auspicato che la collaborazione possa proseguire. Tra i suoi desideri c’è anche quello di regalare all’Istrice la soddisfazione più importante, prima possibile.

Infine, il fantino ha richiamato l’attenzione sulla sicurezza in pista dopo l’infortunio verificatosi all’arrivo. Ha spiegato che, una volta esploso il mortaretto, la tensione tende a calare e un impatto può risultare ancora più improvviso. Per questo, ha concluso, servono mille occhi: negli arrivi combattuti si procede a velocità maggiore, ma anche negli altri momenti basta poco perché qualcuno si faccia male.